Per anni l’immagine del calciatore è stata associata a disciplina, alimentazione rigorosa e cura maniacale del proprio corpo. Eppure, anche ai massimi livelli dello sport esistono fragilità che spesso restano lontane dai riflettori. A ricordarlo è Wojciech Szczesny, portiere del Barcellona ed ex Juventus e Roma, che ha parlato apertamente della sua dipendenza dal fumo, definendola un punto debole.
Le dichiarazioni, rilasciate al New York Times, colpiscono soprattutto per la loro sincerità. Il portiere polacco ha spiegato di non voler nascondere un vizio che lo accompagna da anni, pur essendo perfettamente consapevole dei rischi legati al tabacco.
“Cerco di essere il più autentico possibile, sembra che la gente lo apprezzi. Potrebbe non sembrare la cosa più professionale del mondo, ma io sono fatto così. La gente sa che ho una dipendenza dalla quale non riesco a liberarmi. Immagino che molti calciatori abbiano delle dipendenze che si tratti di nicotina, alcol o gioco d’azzardo, non lo so. Ma c’è un giocatore che ne parla apertamente quello sono io“.
Wojciech Szczesny's days as an Arsenal player came to an end in 2017, but his commitment as a fan led him to follow their title-winning season from afar.
“I suffered a lot (during) the Champions League final. But to win the Premier League after 22 years… It’s a big relief… pic.twitter.com/b3u8WH1FCw
— The Athletic | Football (@TheAthleticFC) July 31, 2026
La storia di Szczesny rende ancora più particolare questa confessione. Nell’estate del 2024 aveva deciso di ritirarsi dal calcio professionistico a soli 34 anni, convinto di aver concluso il proprio percorso. Pochi mesi dopo, però, l’emergenza tra i pali del Barcellona cambiò completamente il corso degli eventi. Il club catalano lo convinse a tornare in attività e il portiere rispose presente, contribuendo ai successi della squadra e aggiungendo nuovi trofei a una carriera già ricca di soddisfazioni.
Il rapporto con il fumo, però, non è certo una novità. Già ai tempi dell’Arsenal finì al centro delle cronache dopo essere stato sorpreso a fumare negli spogliatoi al termine di una partita, episodio che gli costò una multa disciplinare e alcune esclusioni dall’undici titolare. Da allora non ha mai nascosto il proprio vizio, tanto che i tifosi del Barcellona gli hanno persino dedicato il coro “Szczesny fumador”, accolto con ironia dallo stesso giocatore.
“Ho ammesso la mia dipendenza, è terribile, ed è una dipendenza che affligge molte persone nel mondo. Probabilmente molte persone possono immedesimarsi. Non mi verrebbe mai in mente di consigliare a qualcuno di iniziare a fumare. Penso che sia una cosa terribile e che tutti dovrebbero evitarla. È un mio punto debole, ma non mi dà fastidio. A volte ciò che si mostra in prima pagina non corrisponde alla realtà“.
Le parole del polacco si inseriscono in un dibattito sempre più ampio sul benessere psicologico degli sportivi. Negli ultimi anni diversi campioni, ultimo in ordine di tempo l’ex giocatore della Lazio Kakuta, hanno raccontato pubblicamente problemi legati alla salute mentale, allo stress o alle dipendenze, contribuendo a ridurre lo stigma che per decenni ha circondato questi temi. Anche nel calcio, dove la pressione mediatica e le aspettative sono altissime, cresce la consapevolezza che il rendimento in campo non racconti tutto ciò che vive un atleta.
