Il clima all’interno della FIFA si fa sempre più teso. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, il presidente Gianni Infantino si trova al centro di una nuova e pesantissima polemica. E non si tratta delle durissime parole del portoghese Luis Figo che dalle colonne del Daily Mail lo ha additato come “farabutto”. A puntare il dito contro il numero uno del calcio mondiale è stato il principe Ali bin Al Hussein, presidente della Federazione calcistica giordana ed ex vicepresidente FIFA, che ha parlato apertamente di un presunto ricatto legato ai finanziamenti destinati alla sua federazione.
Le accuse sono state affidate a un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale il dirigente giordano ha denunciato una serie di problemi affrontati dalla sua federazione durante e dopo il Mondiale 2026. Tra questi figurano le difficoltà incontrate dai tifosi della Giordania nell’ottenere i visti d’ingresso negli Stati Uniti nonostante fossero in possesso dei biglietti per le partite, la tassazione applicata alla partecipazione della nazionale e il mancato pagamento dei premi relativi alla Coppa Araba disputata in Qatar.
L’accusa più grave, però, riguarda un presunto messaggio ricevuto durante la Coppa del Mondo. Secondo il principe Ali, gli sarebbe stato comunicato verbalmente che sostenere la ricandidatura di Infantino alle prossime elezioni avrebbe favorito la risoluzione delle questioni economiche rimaste aperte tra la FIFA e la federazione giordana. Un comportamento che il dirigente ha definito senza mezzi termini “un ricatto”, ribadendo che la Giordania non intende accettare pressioni di questo tipo.

La vicenda arriva in un momento già particolarmente delicato per la governance della FIFA. Nelle ultime settimane, infatti, Infantino è finito sotto pressione per il progetto, poi fortemente contestato, di aprire a investitori privati una quota dei futuri ricavi dei Mondiali. L’iniziativa ha provocato forti tensioni interne e ha suscitato dubbi anche tra dirigenti di primo piano dell’organizzazione.
Tra coloro che hanno preso le distanze figurano anche due figure storicamente vicine al presidente: Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo del calcio mondiale per la FIFA, avrebbe dichiarato di non essere stato coinvolto nel progetto e di ritenere necessario abbandonare l’idea, mentre il segretario generale Mattias Grafström avrebbe inviato una comunicazione interna al personale definendo gli ultimi avvenimenti una “triste e deplorevole serie di eventi“. Anche il direttore operativo Kevin Lamour avrebbe espresso forti perplessità sulla gestione della vicenda.
Le contestazioni non si fermano qui. Alcune federazioni europee, tra cui quelle di Inghilterra e Galles, hanno già manifestato la propria contrarietà all’attuale leadership in vista del Congresso FIFA del marzo 2027, mentre la UEFA starebbe valutando iniziative legali sul progetto relativo ai diritti economici del Mondiale. In questo contesto, le accuse provenienti dalla Giordania rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già molto complessa.
Per il momento dalla FIFA non è arrivata una replica ufficiale alle dichiarazioni del principe Ali. Tuttavia, il caso rischia di avere un forte impatto politico all’interno dell’organizzazione, soprattutto considerando che il presidente svizzero si prepara ad affrontare una nuova corsa elettorale in un clima ben diverso rispetto a quello che, fino a poche settimane fa, sembrava garantirgli una posizione di assoluta solidità. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le accuse resteranno un episodio isolato o se emergeranno nuove testimonianze destinate a cambiare gli equilibri del governo del calcio mondiale.
