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    Home»Calcio»Perché i calciatori tagliano i calzettoni prima delle partite
    Calcio

    Perché i calciatori tagliano i calzettoni prima delle partite

    RedazioneBy Redazione20 Novembre 2025 6:45Nessun commento13 Mins Read
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    I buchi nei calzettoni
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    Immagina di sederti sul divano, Premier in tv, e di notare che un sacco di giocatori scendono in campo con i calzettoni tagliati, bucati ovunque… e tu ti chiedi: ma che combinano, si sono rotti in spogliatoio? In realtà dietro questo look un po’ malandato c’è un motivo ben preciso che ha conquistato star come Walker, Saka, Bellingham e tanti altri, e riguarda soprattutto il rapporto tra i tuoi muscoli e la compressione delle calze tecniche moderne.

    Indice

    • Qual è il problema con il taglio dei calzini?
      • Da dove viene questa tendenza?
      • Chi lo sta facendo e perché?
    • La vera ragione dietro tutto questo
      • È questione di comfort o di stile?
      • Aiutano davvero in caso di infortuni?
    • La mia opinione sull’intera faccenda
      • Ci sono degli svantaggi?
      • Che dire degli stili classici?
    • Le leggende del gioco e le loro scelte
      • Chi preferisce il look al ginocchio alto?
      • Come cambiano gli stili nel corso degli anni
    • Infrangere le regole: moda contro regolamenti
      • Cosa dicono le regole?
      • I giocatori si preoccupano delle linee guida?
    • Il futuro della moda dei calzini sul campo
      • Questa tendenza continuerà?
      • Si uniranno più giocatori?
    • Perché i calciatori tagliano i calzettoni

    Qual è il problema con il taglio dei calzini?

    Capita che tu stia guardando una partita e ti ritrovi a fissare i polpacci dei giocatori più che il pallone, perché i loro calzettoni sono aperti e bucati ovunque. A un primo sguardo sembra solo un vezzo estetico un po’ trash, in realtà quello che vedi è un mix di moda dello spogliatoio, sensazioni personali e piccoli rituali di comfort che nel calcio moderno contano quasi quanto uno schema su palla inattiva.

    Da dove viene questa tendenza?

    Tutto è esploso quando in Premier hai iniziato a vedere sempre gli stessi nomi con i calzini squartati: Kyle Walker con i polpacci extralarge, poi Gareth Bale che già ai tempi del Real lamentava lo stesso problema, fino ad arrivare a Bukayo Saka, Gabriel Martinelli e Conor Gallagher. Nel giro di poche stagioni la cosa è migrata altrove e, nonostante in Liga ci sia una regola che vieta indumenti strappati, tanti arbitri hanno iniziato a chiudere un occhio pur di non fare la guerra a quella che ormai è una tendenza globale.

    Chi lo sta facendo e perché?

    Se ti concentri durante le partite, noti subito i “buchi da groviera” sui polpacci di Jude Bellingham, che è diventato quasi il testimonial ufficioso di questa pratica. Per giocatori con polpacci molto sviluppati, come lui o Walker, il motivo è chiaro: i calzettoni standard stringono, comprimono il muscolo e danno quella sensazione di tensione costante che, durante 90 minuti, può diventare un incubo. Tagliare e bucare serve a far respirare il polpaccio e ad alleggerire la testa.

    In pratica tu hai due filoni: da una parte c’è chi giura che i buchi riducano crampi e fastidi, dall’altra chi ammette che si tratta più di un rituale mentale, un piccolo placebo personale. Il Times ha fatto notare che non esistono studi seri che provino benefici oggettivi, mentre in Francia BFM TV ha ipotizzato che la minore compressione possa aiutare soprattutto chi è più fragile muscolarmente. E poi ci sono i racconti diretti: Brahim Diaz, per esempio, ha spiegato che i suoi polpacci si gonfiavano e che, vedendo Bellingham correre per tutta la partita senza problemi, ha deciso di copiare il trucco per sentirsi più leggero e sicuro.

    La vera ragione dietro tutto questo

    Magari pensi che quei calzettoni tagliati siano solo una trovata scenica, in realtà quello che vedi sulle gambe di giocatori come Walker o Bellingham nasce da una cosa molto più semplice: i tuoi muscoli non amano la compressione esagerata. Se i calzettoni ti stringono troppo i polpacci, ti ritrovi con tensioni, crampi, sensazione di “gambe pesanti” già al 60′. Tagliandoli, i giocatori provano ad alleggerire la pressione e a sentirsi più liberi nei cambi di ritmo continui.

    È questione di comfort o di stile?

    A prima vista potresti giurare che sia solo una questione di stile, tipo marchio di fabbrica per distinguerti nelle foto o nei replay, ma quando ti infili i calzettoni stretti capisci subito che il comfort viene prima di tutto. In campo, se non respiri bene con polpacci e caviglie, ti porti dietro un fastidio costante che ti fa giocare con il freno a mano tirato. Lo stile arriva dopo, come bonus, quando ormai ti sei abituato a quel look “calzino squartato”.

    Aiutano davvero in caso di infortuni?

    Molti tifosi sono convinti che basti bucare i calzettoni per azzerare infortuni e crampi, ma i numeri non ti danno proprio ragione: ad oggi non c’è una prova scientifica solida che colleghi direttamente i buchi a meno stiramenti o strappi. Ciò che cambia davvero è come ti senti tu in campo, quanto percepisci i polpacci liberi e reattivi durante lo sforzo.

    Quando inizi a guardare i dettagli, ti accorgi che il discorso infortuni è più sottile di quanto sembri: i medici intervistati da As anni fa ti parlavano di effetto placebo, di quella sensazione mentale che se il calzettone non ti stringe allora il muscolo “è al sicuro”, e spesso questa percezione basta per farti spingere un po’ di più senza paura. Allo stesso tempo, canali come BFM TV ti ricordano che una compressione eccessiva sul polpaccio, soprattutto se hai una struttura muscolare importante come Bale o Walker, può peggiorare la circolazione locale e favorire crampi a fine gara. Quindi sì, i buchi non sono una cura miracolosa, però se tu senti che le gambe respirano meglio, riduci quella soglia di fastidio che ti fa correre contratto e questo, nel calcio di oggi dove si macinano anche 11-12 km a partita, conta parecchio. Alla fine il punto è questo: non sono i calzettoni tagliati a salvarti dai guai muscolari, sei tu che, gestendo meglio comfort, tensioni e testa, abbassi un po’ il rischio di farti male.

    La mia opinione sull’intera faccenda

    Se ti alleni o giochi la domenica, questo dettaglio dei calzettoni ti tocca più di quanto pensi, perché parliamo proprio di sensazioni in campo: respirare meglio con i polpacci, sentirti più libero nei movimenti, magari evitare quella fastidiosa pressione che ti fa venire crampi al 70′. Non è solo moda da Premier League o copia-incolla di Bellingham, è un modo per cercare il tuo piccolo vantaggio personale, anche se a volte è più mentale che fisico.

    Ci sono degli svantaggi?

    Di contro devi ricordarti che, se esageri con forbici e buchi, rischi di rovinare il supporto che il calzettone ti dà a livello di stabilità, specialmente con parastinchi e nastro. In alcune federazioni, tipo in Liga, sulla carta non potresti nemmeno scendere in campo con calze strappate, quindi nel tuo campionato locale l’arbitro pignolo potrebbe anche farti una scenata. E poi diciamolo: se tagli male, passi da trendsetter a giocatore sciatto in due minuti.

    Che dire degli stili classici?

    Dall’altra parte hai lo stile “classico” che vedi su Mbappé o che vedevi su Thierry Henry: calzettoni tirati fin sopra il polpaccio, compressione forte e look super pulito. In passato era quasi l’opposto, con fenomeni anni ’60 come Omar Sivori e Mario Corso che tenevano i calzettoni bassi, quasi cascanti, come marchio di fabbrica, eppure dominavano le partite senza bisogno di bucarli.

    Quando ti chiedi se seguire la moda dei buchi o restare fedele al calzettone tradizionale, in realtà stai scegliendo che tipo di giocatore vuoi essere, anche esteticamente. Magari ti senti più “pro” con i calzettoni attillati alla Mbappé, con nastro perfetto e zero strappi, perché ti danno una sensazione di ordine e controllo. Oppure ti intriga quell’aria un po’ ribelle alla Sivori, calze più basse, stile vintage che fa capire che punti tutto sulla tecnica e sulla personalità. Tanto alla fine, con o senza buchi, sarai sempre tu e il modo in cui tratti il pallone a fare davvero la differenza.

    Le leggende del gioco e le loro scelte

    Ti sei mai chiesto perché certi fuoriclasse sembrano fregarsene delle mode e scelgono i calzettoni in modo quasi “ideologico”? Alcuni, come Bellingham, Walker o Bale, hanno trasformato i buchi nei calzettoni in un marchio di fabbrica legato ai polpacci iper-sollecitati, mentre altri puntano su compressione totale o addirittura calze abbassate. Ti accorgi che, dietro un semplice calzettone tagliato o tirato su fino al ginocchio, c’è il modo in cui ogni leggenda vive il proprio corpo in campo.

    Chi preferisce il look al ginocchio alto?

    Ti capita di notare quei giocatori che sembrano avere i calzettoni cuciti alla pelle, sempre tirati fino al ginocchio? Kylian Mbappé e Thierry Henry incarnano alla perfezione questa scelta ultra-attillata, che punta su compressione, ordine e un’estetica quasi “pulita”, l’opposto dei calzettoni bucati. Tu, vedendoli correre esplosivi per 90 minuti, percepisci subito quanto il loro look racconti una certa idea di disciplina e controllo del corpo.

    Come cambiano gli stili nel corso degli anni

    Ti rendi conto di quanto cambi il calcio se confronti i calzettoni strappati di oggi con quelli abbassati degli anni ’60, sfoggiati da artisti come Omar Sivori o Mario Corso? Da un lato hai fuoriclasse moderni che cercano sollievo dalla compressione tagliando la stoffa, dall’altro eleganti fantasisti che giocavano con il calzettone quasi alla caviglia. Tu vedi subito che il filo conduttore non è la moda in sé, ma il bisogno di sentirti libero e a tuo agio quando conta davvero.

    Se ci pensi meglio, lo stile dei calzettoni è quasi un piccolo manuale di storia del calcio che puoi leggere con un colpo d’occhio: negli anni ’60 il calzettone abbassato era un messaggio di genialità ribelle, oggi i tagli sui polpacci raccontano la ricerca maniacale del comfort e della prevenzione degli infortuni, in mezzo c’è stata l’era della compressione totale e dei completi “perfetti” da regolamento. Con il tempo, ti accorgi che non è mai solo una questione estetica: cambiano le velocità di gioco, crescono i carichi atletici, si aggiornano studi medici e abitudini, e i calciatori adattano i calzettoni come adattano scarpe, alimentazione e riscaldamento. E mentre le norme ufficiali cercano di tenere tutti in riga evitando accessori strappati, le scelte personali continuano a filtrare, perché in campo ognuno ha il suo rituale, il suo modo di sentirsi invincibile anche partendo da un dettaglio minuscolo come un buco nel tessuto.

    Infrangere le regole: moda contro regolamenti

    Negli ultimi anni ti sarai accorto che il confine tra stile e regolamento in campo è sempre più sottile: tra calzettoni tagliati, scarpini fluorescenti e undergarment personalizzati, spesso l’estetica finisce per cozzare con ciò che le leghe ti permettono davvero di indossare. In pratica ti ritrovi in un continuo tira e molla: da una parte vuoi sentirti libero, dall’altra sai che ogni dettaglio del tuo kit è teoricamente sotto il controllo di arbitri e federazioni.

    Cosa dicono le regole?

    Nei regolamenti ufficiali, come quelli della FIFA e delle grandi leghe europee, c’è scritto in modo abbastanza chiaro che il tuo equipaggiamento deve essere integro, ordinato e uniforme, senza strappi evidenti o modifiche estreme. In Liga, ad esempio, l’etichetta vieta esplicitamente completi logori o bucati, almeno sulla carta, mentre in Premier League il focus è più sulla coerenza dei colori e sulla visibilità dei marchi che sulla misura del taglio nel calzettone.

    I giocatori si preoccupano delle linee guida?

    Nella pratica, molti di voi queste linee guida le vivono più come “suggerimenti” che come paletti invalicabili, soprattutto quando entra in gioco la comodità o la scaramanzia. Se sei un esterno che deve sprintare 90 minuti, preferisci rischiare un richiamo arbitrale piuttosto che sentire il polpaccio compresso, e non è un caso che in Liga o in Champions si vedano ancora Walker, Bellingham o altri con i calzettoni bucati, contando sul fatto che arbitri e delegati chiudano un occhio finché l’immagine complessiva resta accettabile.

    Quando ti metti nei panni dei giocatori, capisci subito perché i regolamenti scivolano in secondo piano: in uno sport dove un fastidio al polpaccio può farti perdere una finale, qualsiasi dettaglio che ti fa sentire meglio prende il sopravvento, anche se sfiora l’illegalità. Succede che tu ti affidi al “sentire” più che alle carte federali: se noti che con i calzettoni tagliati respiri meglio, scatti con più libertà e chiudi la partita senza crampi, difficilmente torni indietro solo perché un articolo del regolamento dice il contrario. E poi c’è il peso del gruppo: se nel tuo spogliatoio i leader tecnici scendono in campo coi calzini squarciati e non vengono sanzionati, finisci per normalizzare la cosa, accettando il mini rischio disciplinare come parte del gioco pur di tutelare conforto, rituali e identità personale in campo.

    Il futuro della moda dei calzini sul campo

    Nel giro di pochissime stagioni ti ritroverai a distinguere i ruoli quasi dai calzettoni: tagliati e personalizzati per esterni e box-to-box, più compressivi e tecnici per chi deve esplodere in 5 metri. I brand stanno già studiando modelli ibridi con zone di compressione variabile, pensati proprio per quelli come Walker o Bellingham che cercano sollievo sui polpacci senza rinunciare al supporto. In pratica il calzettone diventa un accessorio di performance, ma anche un segno di identità, un po’ come lo scarpino personalizzato.

    Questa tendenza continuerà?

    Se ti guardi le partite di Premier degli ultimi 3 anni, vedi chiaramente che non è una semplice moda passeggera: i calzettoni tagliati compaiono in Champions, in nazionale, persino negli allenamenti ufficiali. Finché i regolamenti resteranno “elastici” e non ci saranno prove scientifiche contro, i giocatori useranno ogni scusa possibile per sentirsi più liberi in campo, anche a costo di andare contro l’estetica tradizionale che piace tanto ai nostalgici.

    Si uniranno più giocatori?

    A giudicare da come sta andando, ti conviene abituarti perché la lista di chi taglia i calzettoni è cresciuta più veloce di qualsiasi trend social nel mondo del calcio. Dai primi casi vistosi in Premier, con Walker, Bale e poi Saka, Martinelli, Gallagher, fino a Bellingham che ha trasformato i buchi nei calzettoni quasi in un marchio di fabbrica, il passaggio è stato rapidissimo e ormai lo vedi in tutte le leghe top.

    Quando un compagno come Brahim Diaz ti racconta che ha iniziato a bucare i calzettoni dopo aver visto Bellingham correre 90 minuti senza calare, capisci che l’effetto imitazione nello spogliatoio vale più di mille studi scientifici. Ti basta un giovane titolare che esplode in Champions con i calzini squarciati e in pochi mesi il tuo settore giovanile lo copia in blocco. Anche se la Liga teoricamente vieta indumenti logori o strappati, il fatto che gli arbitri spesso chiudano un occhio manda un messaggio chiarissimo: finché non esageri, puoi farlo. E più i top player continueranno a farlo davanti a milioni di spettatori, più vedrai il trend scendere a cascata: prima nei club professionistici, poi in Serie C, poi nei dilettanti e infine nei campetti sotto casa tua, dove i ragazzi inizieranno a bucare i calzettoni molto prima di capire davvero se serve ai polpacci o solo alla testa.

    Perché i calciatori tagliano i calzettoni

    La cosa più assurda è che tu vedi quei calzettoni bucati e pensi a una moda strana, invece dietro c’è tutta una questione di gambe che tirano, polpacci enormi e sensazioni in campo. Tagliare i calzettoni, come fanno Bellingham, Walker o Saka, vuol dire dare più libertà ai muscoli, cercare di ridurre la compressione e magari convincere la tua testa che così ti infortuni di meno… anche se la scienza non è proprio d’accordo al 100%. Alla fine, se questa piccola furbata ti fa sentire più leggero, più sciolto e ti fa giocare meglio, per te conta solo una cosa: funziona, e tanto basta.

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