Il risultato sul campo è passato quasi in secondo piano. Dopo il pareggio per 2-2 tra Olanda e Giappone ai Mondiali 2026, di domenica 14 giugno 2026, a fare il giro del mondo sono state ancora una volta le immagini provenienti dagli spalti: mentre gran parte del pubblico lasciava lo stadio, numerosi tifosi nipponici si sono fermati per raccogliere cartacce, bottiglie e rifiuti abbandonati tra i seggiolini. Usando per la raccolta dei rifiuti le stesse buste azzurre impiegate per sostenere la propria squadra.
Una scena che ormai si ripete da anni e che continua a sorprendere chi la osserva per la prima volta. Non si tratta però di una trovata per attirare l’attenzione né di una campagna organizzata dalla federazione nipponica. Dietro questo gesto c’è qualcosa di molto più profondo: un’abitudine radicata nella cultura giapponese.
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Perché i tifosi giapponesi puliscono gli spalti dopo le partite?
La risposta va cercata nell’educazione e nei valori che vengono trasmessi fin dall’infanzia in Giappone.
Nelle scuole giapponesi, infatti, gli studenti partecipano regolarmente alla pulizia delle aule, dei corridoi e degli spazi comuni. L’idea alla base di questa pratica è semplice: chi utilizza un luogo ha anche la responsabilità di prendersene cura. Non esiste una netta separazione tra chi sporca e chi pulisce; la pulizia viene considerata parte integrante della vita quotidiana e dell’educazione civica.
Per questo motivo molti tifosi giapponesi considerano naturale raccogliere i rifiuti al termine di una partita, anche quando non sono stati loro a lasciarli. Non è un gesto compiuto per essere fotografati o filmati, ma un comportamento che riflette un forte senso di responsabilità collettiva verso gli spazi condivisi.
La filosofia dell’O-soji
Secondo diversi osservatori della cultura giapponese, questo comportamento è collegato anche al concetto di “O-soji”, espressione che può essere tradotta come “grande pulizia”. Si tratta di una tradizione molto diffusa in Giappone che invita a mantenere in ordine gli ambienti e a rispettare i luoghi comuni, non solo per una questione estetica ma come forma di rispetto verso gli altri.
L’attenzione per la pulizia è così radicata che in molte città giapponesi i cestini pubblici sono relativamente pochi rispetto agli standard occidentali. I cittadini sono abituati a portare con sé i propri rifiuti fino a trovare il luogo corretto dove smaltirli. Questa mentalità si riflette inevitabilmente anche negli stadi e nei grandi eventi sportivi.
Una tradizione che va avanti da anni
Le immagini dei tifosi giapponesi intenti a pulire gli spalti non sono una novità dei Mondiali 2026. Episodi simili erano già diventati virali durante i Mondiali in Russia nel 2018 e successivamente in Qatar nel 2022. In alcune occasioni anche i giocatori della nazionale nipponica hanno lasciato gli spogliatoi perfettamente in ordine dopo le partite, ricevendo elogi da tifosi e addetti ai lavori di tutto il mondo.
Per questo motivo quanto accaduto dopo Olanda-Giappone non ha stupito chi conosce bene la cultura del Paese. Eppure, vedere migliaia di persone fermarsi spontaneamente per ripulire uno stadio continua a rappresentare una delle immagini più apprezzate del calcio internazionale.
