Indossare i colori della propria squadra del cuore sta diventando un lusso sempre meno accessibile. Secondo un’indagine condotta dalla Gazzetta dello Sport, in Italia il prezzo medio di una maglia da calcio ha raggiunto quota 94,20 euro, con un aumento del 21% rispetto alla stagione 2016/17. Il dato, va precisato, fa riferimento alla versione più economica disponibile per i tifosi tra quelle proposte dai club di Serie A, senza considerare personalizzazioni con nome, numero o patch del campionato.
Nonostante la crescita costante degli ultimi dieci anni, l’Italia, però, non è il Paese dove le maglie da calcio costano di più in assoluto. Questo primato spetta alla Francia, dove le divise della Ligue 1 hanno un prezzo medio di 95,20 euro, leggermente superiore a quello italiano. Il campionato più economico resta invece la Liga spagnola, con una media di 88,30 euro a maglia, il valore più basso tra i cinque principali tornei europei.
Il dato più significativo emerso dall’indagine, però, riguarda il tasso di crescita registrato dalla Premier League inglese nell’ultimo decennio. Il campionato britannico ha visto il prezzo medio delle proprie maglie passare da 63 a 93 euro, un incremento del 48% che rappresenta di gran lunga il balzo più consistente tra i cinque grandi campionati continentali. Un aumento che riflette la crescente capacità commerciale dei club di Premier League, sempre più abili nel trasformare il merchandising in una fonte di ricavi rilevante per i propri bilanci.

Guardando ai singoli club italiani, l’Udinese si posiziona sopra la media nazionale: la maglia ufficiale più economica del club friulano, comprensiva di sponsor ma priva di nome del giocatore e patch del campionato, costa 99 euro. Il prezzo sale fino a 127 euro se si sceglie la versione più completa, il più simile possibile a quella indossata in campo dai calciatori, superando anche in questo caso la media generale fissata a 121,20 euro per una maglia personalizzata.
Il trend, in ogni caso, riguarda l’intero movimento calcistico europeo. I club dei cinque principali campionati continentali cambiano ormai le proprie divise da gioco praticamente ogni stagione, anche per andare ad aumentare i propri ricavi attraverso la gestione diretta delle vendite di merchandising. Un fenomeno che ha trasformato la maglia da semplice indumento sportivo a vero e proprio prodotto commerciale, con conseguenze dirette sul portafoglio dei tifosi.
L’aumento dei prezzi, del resto, si inserisce in un contesto più ampio in cui il calcio moderno fa sempre più affidamento sui ricavi commerciali per sostenere gli ingenti costi legati agli ingaggi dei calciatori e alle operazioni di calciomercato. Se le vendite delle maglie non bastano da sole a coprire le spese sostenute dai club per costruire rose competitive, resta comunque un flusso di entrate importante, alimentato dalla passione di milioni di tifosi in tutta Europa, sempre più chiamati a fare i conti con il costo crescente di un gesto che un tempo era considerato semplice e alla portata di tutti.
