Kazuyoshi Miura ha scritto l’ennesima pagina straordinaria della sua carriera, segnando il suo primo gol in quasi quattro anni all’età di 59 anni. Il calciatore professionista più anziano del mondo ha trovato la rete al 52esimo minuto della partita di Coppa dell’Imperatore disputata sabato, contribuendo alla vittoria per 7-0 del suo Fukushima United contro l’Iwaki Furukawa.
L’ultima volta che Miura aveva segnato in una competizione ufficiale risaliva al novembre 2022, quando vestiva la maglia del Suzuka PG, ora conosciuto come Atletico Suzuka, nella sfida contro l’FC Osaka. Il suo gol ha portato il punteggio sul 5-0, in una partita valida per la terza divisione giapponese che ha visto il Fukushima dominare dall’inizio alla fine.
Soprannominato King Kazu in Giappone, Miura è uno degli sportivi più amati del paese del Sol Levante. La sua figura è indissolubilmente legata alla nascita della J League nel 1993, campionato di cui è stato il volto simbolico sin dal lancio. La sua popolarità trascende il calcio, rappresentando un’icona di determinazione e longevità sportiva senza precedenti.
La carriera di Miura è iniziata nel 1986 con la maglia del Santos in Brasile, club leggendario che ha visto giocare Pelé. Da quel momento, il suo percorso professionale lo ha portato a vestire maglie di squadre in Italia, col Genoa per la precisione, Croazia e Australia, accumulando esperienze internazionali che hanno arricchito il suo bagaglio tecnico e umano.
Con la nazionale giapponese, Miura ha lasciato un segno indelebile: 55 gol in 89 presenze, con l’ultima apparizione in azzurro datata 2000. La straordinaria longevità di King Kazu non accenna a fermarsi. Il suo contratto in prestito dal Yokohama FC al Fukushima United è stato prolungato fino a giugno 2027, aprendo la strada alla sua 42esima stagione da professionista. Miura aveva firmato con il Yokohama nel 2005, ma dal 2020 non ha disputato alcun minuto con la prima squadra, preferendo continuare a giocare attraverso prestiti che gli permettono di rimanere attivo.
In passato, l’attaccante giapponese aveva espresso pubblicamente il desiderio di continuare a giocare anche oltre i 60 anni. Il gol segnato a 59 anni dimostra che questa non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma un obiettivo concreto supportato da una forma fisica e mentale che sfida le convenzioni dell’età biologica nello sport professionistico.
