Il Roland Garros potrebbe essere sul punto di scrivere una pagina inedita nella storia del tennis mondiale. Secondo quanto riportato dal The Guardian, infatti, l’Open di Francia è diventato il primo torneo del Grande Slam a proporre ai giocatori una quota significativa degli introiti legati all’evento, a partire dalla prossima edizione. Una svolta che arriva dopo mesi di tensioni tra i tennisti di vertice e gli organizzatori dei quattro Slam sul tema della ripartizione dei ricavi.
Il confronto, secondo le ricostruzioni, si è svolto a Wimbledon circa due settimane fa, quando i dirigenti dell’Open di Francia hanno incontrato Larry Scott, il rappresentante designato dai giocatori nella trattativa in corso con i quattro major. Un accordo definitivo non è ancora stato sottoscritto dalle parti, ma la direzione intrapresa dai francesi sembra chiara: alla condivisione dei profitti dell’evento si affiancherebbe anche la disponibilità a contribuire alle pensioni e al benessere degli atleti, oltre a concedere loro uno spazio più ampio nelle decisioni legate allo svolgimento del torneo.
Non si tratta di una questione nata dal nulla. Pochi mesi fa la discussione aveva riguardato proprio il montepremi 2026 di Parigi che, pur salito a circa 61,7 milioni di euro, secondo le stime dei giocatori rappresentava una quota dei ricavi complessivi del torneo ben al di sotto di quella richiesta. Al centro della trattativa resta un numero preciso, diventato ormai il simbolo della protesta dei tennisti: i giocatori chiedono che tutti gli Slam si impegnino a destinare da subito il 16% dei ricavi al montepremi, una soglia che corrisponde a quella già riconosciuta negli eventi combinati ATP e WTA. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un aumento progressivo fino al 22% entro il 2030.

A rendere la richiesta ancora più pressante sono anche i dati diffusi negli ultimi mesi. Secondo i giocatori, la quota dei ricavi a loro destinata sarebbe passata dal 15,5% nel 2024 a una stima del 14,9% nel 2026, mentre nel 2025 il torneo avrebbe generato ricavi per circa 395 milioni di euro, con un incremento annuo del 14%. Numeri che, secondo i tennisti, mostrano come la crescita economica degli Slam non si sia tradotta in una crescita proporzionale dei compensi. Non a caso, sono stati proprio giocatori del calibro di Carlos Alcaraz , Jannik Sinner e Coco Gauff a farsi portavoce di queste richieste.
Ciò che distingue la proposta del Roland Garros dagli aumenti concessi finora dagli altri Slam è soprattutto il metodo. Gli Slam, fino ad oggi, hanno scelto la strada degli aumenti unilaterali e discrezionali, negoziati anno per anno senza una formula vincolante, una modalità che i giocatori considerano strutturalmente insufficiente. La proposta francese, al contrario, punterebbe a un meccanismo automatico e trasparente, legato direttamente ai ricavi generati dall’evento.
Resta ora da capire come reagiranno gli altri tre Slam. Se per Wimbledon e Australian Open ci sarà tempo di ragionarci fino alla prossima stagione, la pressione dei giocatori si sposterà ora soprattutto sugli US Open, ormai alle porte, chiamati a decidere se seguire l’esempio di Parigi o continuare sulla strada tradizionale degli aumenti discrezionali.
