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    Home»Storie»Sarah Felberbaum rompe il silenzio: “Adotterò Gaia, la figlia di De Rossi” e svela la vita a distanza da Daniele
    Storie

    Sarah Felberbaum rompe il silenzio: “Adotterò Gaia, la figlia di De Rossi” e svela la vita a distanza da Daniele

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti30 Settembre 2026 15:26Nessun commento3 Mins Read
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    Sarah Felberbaum e Gaia, la prima figlia di De Rossi
    Sarah Felberbaum e Gaia, la prima figlia di De Rossi
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    Una scelta di famiglia, maturata con calma e rivelata dopo qualche indiscrezione: Sarah Felberbaum ha deciso di adottare Gaia, la primogenita di Daniele De Rossi, oggi allenatore del Genoa. A parlarne è stata l’attrice stessa, in un’intervista al settimanale F, dove ha confermato la notizia. Prima di allora, ha spiegato, non ne aveva mai fatto cenno, finché la voce non era comparsa su un sito di gossip.

    Gaia ha 21 anni ed è nata dalla precedente relazione di De Rossi con Tamara Pisnoli. Proprio l’età della ragazza rende la vicenda particolare: l’adozione riguarda una giovane donna adulta, che secondo Sarah avrebbe preso lei stessa l’iniziativa. L’attrice ha sottolineato che è stata una decisione di Gaia e che lei l’ha accettata con piacere. Ha aggiunto un dettaglio tecnico: per le procedure di legge, a presentare la richiesta deve essere l’adottante.

    Il gesto racconta il rapporto costruito negli anni all’interno di una famiglia allargata. Sarah e De Rossi stanno insieme dal 2011 e si sono sposati nel 2015. Insieme hanno due figli, Olivia, 12 anni, e Noah, 10. Nella stessa intervista l’attrice ha ricordato di essere legata a Daniele da oltre un decennio, smentendo con decisione le ipotesi sulla coppia aperta e definendo il loro rapporto tutt’altro che libero da vincoli.

    Sarah Felberbaum in una foto posata
    Sarah Felberbaum in una foto posata

    Nel racconto trova spazio anche un momento più delicato- Da quando De Rossi allena a Genova, la famiglia vive a distanza: lui è in Liguria, lei è rimasta a Roma per garantire ai bambini continuità nella vita quotidiana e scolastica. Sarah ha confessato che il nuovo anno scolastico l’ha messa di fronte a tanti piccoli cambiamenti, tra la lontananza dal marito, le giornate da sola con i figli e la paura di non farcela, con tutto il peso sulle spalle.

    A rendere il periodo ancora più difficile c’è stato un lutto. Tre mesi fa l’attrice ha perso il padre, morto a 96 anni. Sapeva che il tempo stava per scadere, ma non era preparata al vuoto che ne è seguito: ha parlato di un buio profondo che non la faceva uscire di casa. Una sera, a un concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo, un attimo di leggerezza l’ha fatta scoppiare in lacrime, tra senso di colpa e sovraccarico emotivo. Da lì il percorso di terapia, che Sarah rivendica senza timori, ricordando che dirlo non è una vergogna e che i figli meritano di avere accanto una madre mentalmente presente.

    Con Noah, ha raccontato, c’è stato un dialogo dolcissimo: il bambino le ha chiesto se fosse ancora triste per il nonno, e lei ha risposto che lo sarà sempre. Lui ha replicato che forse, ora, lo è un po’ meno. Le parole di Sarah restituiscono l’immagine di una famiglia che cerca il proprio equilibrio tra lavoro, distanze e affetti. La decisione di adottare Gaia ne è forse il tassello più simbolico: un modo per sancire con un atto ufficiale un legame che, nella vita di tutti i giorni, esisteva già.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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