Manca poco più di un mese dall’inizio degli US Open, al via domenica 23 agosto, e il mondo del tennis si trova di fronte a una situazione senza precedenti. Secondo quanto riportato da The Athletic, il supplemento sportivo del The New York Times, i tennisti di vertice dei circuiti ATP e WTA stanno valutando seriamente un’azione di protesta che potrebbe scuotere le fondamenta di uno dei tornei del Grande Slam più prestigiosi al mondo.
Tra i protagonisti di questa possibile iniziativa figurano nomi di assoluto rilievo: Jannik Sinner, attuale numero uno del ranking maschile, insieme ad Aryna Sabalenka, leader del circuito femminile, Jessica Pegula, Coco Gauff, Ben Shelton e Elena Rybakina. L’obiettivo della protesta è chiaro: ottenere maggiori montepremi e tutele nei tornei più importanti, con una voce più incisiva nelle decisioni relative al calendario e all’organizzazione degli eventi.

L’intenzione specifica dei tennisti sarebbe quella di disertare il torneo di doppio misto degli US Open, una competizione che gli organizzatori hanno fortemente voluto arricchire di stelle e personalità di alto profilo, esattamente come accaduto nella scorsa stagione. Per questo evento sono già stati venduti migliaia di biglietti a prezzi elevati, e i vertici della United States Tennis Association si stanno muovendo con urgenza per evitare un boicottaggio che avrebbe ripercussioni economiche e d’immagine significative.
Lo scorso 4 luglio a Londra si è tenuto un incontro cruciale. I leader del gruppo di tennisti, guidati da Jessica Pegula, hanno incontrato Brian Vahaly, presidente della USTA, per trovare un’intesa. Durante i colloqui, entrambe le parti hanno avuto l’impressione di aver fatto progressi, secondo quanto riferito da due fonti presenti ai negoziati. Tuttavia, l’offerta presentata dagli organizzatori non è stata considerata adeguata dai giocatori.
Il nodo centrale della trattativa riguarda la distribuzione dei ricavi. Gli atleti di vertice chiedono una percentuale garantita sui ricavi complessivi del torneo, attraverso l’introduzione di una formula di revenue sharing. Finora, però, gli organizzatori degli US Open non hanno accettato di inserire questo meccanismo, mantenendo di fatto il sistema attuale di distribuzione dei montepremi.
La minaccia dei tennisti non si limita al solo doppio misto. I giocatori hanno fatto sapere di essere pronti a saltare anche le esibizioni di beneficenza organizzate nella settimana precedente all’inizio del torneo, eventi che tradizionalmente servono a creare entusiasmo e raccogliere fondi per cause sociali.
La richiesta dei tennisti va oltre l’aspetto puramente economico. Gli atleti vogliono una voce maggiore nelle decisioni strategiche che riguardano il loro sport, dal calendario sempre più fitto alle condizioni di partecipazione ai grandi eventi.
Al momento la trattativa è ancora in corso e le posizioni rimangono distanti. Gli organizzatori degli US Open si trovano in una situazione delicata: da un lato devono gestire le aspettative di migliaia di spettatori che hanno già acquistato i biglietti, dall’altro devono confrontarsi con le richieste legittime dei protagonisti che rendono possibile lo spettacolo tennistico di più alto livello.
