La sfida ai Mondiali di calcio 2026 tra Repubblica Ceca e Sudafrica, chiusa sull’1-1, del 18 giugno, ha rappresentato un traguardo importante: è stata diretta da una terna arbitrale femminile composta dalle statunitensi Tori Penso, Brooke Mayo e Kathryn Nesbitt (a cui si è aggiunta anche l’addetta al Var Tatiana Guzman, dal Nicaragua). Tutto bello, ma in Canada, Messimo e USA, sono solo 6 le donne che fanno parte della squadra ufficiale degli arbitri. Un risultato che eguaglia quello di Qatar 2022, ma che evidenzia ancora un grande limite. Perché sono ancora così poche?
Il problema sono spesso gli stereotipi culturali che bloccano le ragazze dall’intraprendere una carriera arbitrale, inconsciamente convinte che il calcio, almeno dal punto di vista arbitrale, continua a essere percepito come uno spazio maschile. Molte, poi, lasciano lungo il percorso, tra insulti sessisti e pressioni di vario tipo.
Tori Penso, 39 anni, originaria della Florida, è considerata una delle migliori arbitre al mondo. Nel suo palmares figurano varie direzioni di gara anche nel campionato statunitense e, nel 2023, ha diretto la finale del Mondiale femminile tra Spagna e Inghilterra, uno degli incarichi più prestigiosi dell’intero panorama arbitrale. Con la convocazione a questi Mondiali è diventata la prima donna statunitense a essere selezionata come arbitra principale in un Mondiale maschile.
Accanto a Penso, l’altra arbitra principale di questa edizione è la messicana Katia Itzel García, cresciuta tra competizioni CONCACAF e campionati nazionali. Completano il quadro femminile le assistenti Brooke Mayo, Kathryn Nesbitt e Sandra Ramírez, che portano esperienza e precisione in un ruolo chiave ma spesso meno visibile. Tatiana Guzman, ufficiale VAR, segna un passo importante anche sul fronte tecnologico dell’arbitraggio, dove il sistema Video Assistant Referee supporta le decisioni degli arbitri nei momenti più decisivi della partita.
Non è però la prima volta assoluta che un match della rassegna iridata viene diretto da un fischietto femminile. Nel 2022, in Qatar, fu infatti la francese Stephanie Frappart ad arbitrare Germania-Costa Rica, insieme alle assistenti Neuza Back e Karen Diaz. La Frappart era già stata impiegata come quarto ufficiale di gara in occasione del pareggio tra Messico e Polonia nel primo turno del Gruppo C, diventando così la prima donna a ricoprire tale ruolo in una Coppa del Mondo maschile.
La presenza di queste sei donne ai vertici dell’arbitraggio mondiale può rappresentare un cambiamento importante, a patto che si dia seguito e si sostenga l’intero movimento. Se il calcio femminile è ormai una realtà internazionale, la possibilità che ci siano arbitre donne è ancora vista con sospetto. Ogni decisione viene osservata con maggiore attenzione e con una lente d’ingrandimento gigantesca. Da qualche parte, però, bisogna cominciare.
