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    Home»Basket»Sophie Cunningham, non è solo il dito puntato: cosa si nasconde dietro il fisico della cestista
    Basket

    Sophie Cunningham, non è solo il dito puntato: cosa si nasconde dietro il fisico della cestista

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti23 Luglio 2026 18:00Nessun commento3 Mins Read
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    Sophie Cunningham
    Sophie Cunningham
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    Un dito puntato per oltre venti secondi è bastato a trasformare Sophie Cunningham in uno dei volti più discussi della WNBA delle ultime settimane. La guardia delle Indiana Fever è diventata protagonista di un meme virale durante la gara vinta per 86-77 sulle Phoenix Mercury, quando un battibecco tra la stella di Indiana Caitlin Clark e DeWanna Bonner si è trasformato in un momento diventato immediatamente virale sui social.

    Nel quarto periodo, Clark e Bonner si erano agganciate con uno scambio di parole dopo un fischio arbitrale, e Cunningham era stata tra le prime ad accorrere accanto alla compagna di squadra per calmare la tensione. Poco dopo, però, l’attenzione si è spostata proprio su di lei: Bonner ha rivolto parole pungenti all’avversaria puntandole il dito contro, e Cunningham ha risposto restando immobile, con lo sguardo fisso sulla rivale, puntando a sua volta il dito per oltre venti secondi.

    Ma dietro il meme che ha fatto il giro del web c’è una carriera solida e un fisico che non nasce per caso. Nata in Columbia, in Missouri, il 16 agosto 1996, la Cunningham ha 29 anni ed è una guardia di 1,85 metri, cresciuta cestisticamente all’Università del Missouri, dove ha giocato quattro stagioni con le Tigers. È stata scelta dalle Phoenix Mercury al numero 13 assoluto del Draft WNBA 2019 ed ha giocato in Arizona fino al 2024, prima di passare alle Indiana Fever, dove oggi indossa la maglia numero 8.

    Un dettaglio che in pochi conoscono, però, riguarda proprio le origini della sua solidità fisica e mentale in campo. La Cunningham ha ottenuto la cintura nera in Taekwondo stile Songahm già all’età di sei anni, una formazione marziale che ha contribuito a plasmare la sua attitudine in campo: risposta controllata sotto pressione, difesa dei compagni con precisione e capacità di agire con intenzione anche nelle situazioni più caotiche. Un’origine che aiuta a spiegare perché, davanti alla provocazione di un’avversaria, la cestista non abbia arretrato di un millimetro.

    Il suo fisico allenato, però, non è passato inosservato nemmeno fuori dal campo: nelle scorse settimane la giocatrice ha realizzato uno shooting fotografico in collaborazione con Adidas, indossando un completo viola aderente che ha messo in mostra la sua tonicità, mentre teneva dei pesi per sottolineare la sua forza fisica. Questa, comunque, non è la sua unica esperienza fuori dal parquet: quest’anno ha debuttato anche nel prestigioso Sports Illustrated Swimsuit Issue, confermando una presenza mediatica ormai consolidata.

    Dietro l’immagine curata si nasconde, però, un lavoro quotidiano tutt’altro che semplice. In vista dell’apertura del training camp della WNBA, ha condiviso sui social alcuni video della sua preparazione atletica, tra sedute di cardio ad alta intensità su assault bike ed esercizi per le gambe con i kettlebell, arrivando a scherzare sui social sulla fatica affrontata durante gli allenamenti. Una dedizione che conferma quanto il lavoro fisico resti centrale nella sua routine, ben oltre l’episodio che l’ha resa virale.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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