Il Tour de France 2026 torna a fare discutere per le modalità con cui vengono condotti i controlli antidoping, dopo quanto accaduto nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio. Protagonisti involontari dell’episodio sono stati Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard, rispettivamente primo e secondo in classifica generale in quel momento, entrambi svegliati nel cuore della notte dagli ispettori antidoping: il danese alle 2, lo sloveno addirittura alle 5 del mattino, con tutte le conseguenze del caso sul fronte del riposo in piena corsa a tappe.
A intervenire sulla vicenda è stato Lance Armstrong, figura che nel ciclismo porta ancora il peso della propria storia personale legata al doping, ma che questa volta ha scelto di spostare il discorso su un piano diverso da quello strettamente sportivo. Lo statunitense ha chiarito che nessuno è contrario ai controlli in sé, ma che la questione qui riguarda altro, arrivando a definire i controlli condotti in piena notte una questione che tocca quasi i diritti fondamentali della persona, un episodio che lo ha lasciato sorpreso e che, a suo dire, dimostra quanto il ciclismo tolleri pratiche che altrove non sarebbero accettate.
Nel corso della sua produzione The Move, poi, ha rincarato la dose sottolineando come il Tour de France sia la corsa più dura al mondo, motivo per cui il riposo dei corridori dovrebbe essere tutelato con maggiore attenzione, e ha aggiunto scetticismo sui reali benefici che l’UCI potrà trarre da questa vicenda in termini di immagine.
@lancearmstrong This is what makes the Tour de France so difficult. #lancearmstrong #tourdefrance #procycling #cycling #athlete
L’ex ciclista texano, inoltre, si è detto d’accordo con quanto sostenuto da Pogačar, che aveva ipotizzato un possibile collegamento tra la caduta di Vingegaard e il controllo subito dal danese proprio la notte precedente. Ed è qui che Armstrong ha costruito il paragone più incisivo, scegliendo un riferimento particolarmente attuale: quello stesso weekend, infatti, si giocava anche la finalissima del Mondiale di calcio tra Argentina e Spagna.
Lo statunitense si è chiesto provocatoriamente cosa sarebbe successo se qualcuno si fosse presentato a bussare alla porta della camera d’albergo di Lionel Messi alle due di notte, nell’imminenza di un appuntamento così importante: la risposta, secondo Armstrong, sarebbe stata un netto rifiuto, perché in nessun’altra disciplina sportiva certe pratiche verrebbero tollerate come invece accade nel ciclismo.
Le parole di Armstrong si aggiungono, così, al coro di critiche che, nelle ultime ore, ha accompagnato la gestione dei controlli notturni al Tour, riaprendo il dibattito su come conciliare l’esigenza di controlli rigorosi e imprevedibili con il rispetto del riposo degli atleti durante una delle corse più massacranti del calendario ciclistico mondiale.
