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    Home»Storie»Trump consegnerà la Coppa del Mondo FIFA 2026 (l’unico precedente è quello di un dittatore nel 1978)
    Storie

    Trump consegnerà la Coppa del Mondo FIFA 2026 (l’unico precedente è quello di un dittatore nel 1978)

    Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino28 Giugno 2026 12:00Nessun commento3 Mins Read
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    Donald Trump
    Donald Trump - Unsplash
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    Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha annunciato ufficialmente che Donald Trump sarà presente alla finale dei Mondiali 2026 al MetLife Stadium del New Jersey il 19 luglio e consegnerà personalmente il trofeo alla squadra vincitrice. Una decisione che rompe con la tradizione del calcio mondiale e che solleva interrogativi storici significativi. Trump, si sa, non è un grande esperto di calcio, ma di sicuro sa cosa voglia dire essere al centro dell’attenzione e sa come starci.

    Il fatto che un capo di Stato consegni l’ambito trofeo non è così rituale. Avvenne in un solo caso della storia dei Mondiali: con il generale argentino Jorge Rafael Videla nel 1978. Al Monumental di Buenos Aires, Videla consegnò la Coppa a Daniel Passarella in un contesto cupo, segnato da migliaia di desaparecidos e dalla repressione violenta del regime militare.

    Vladimir Putin se ne guardò bene nel 2018: a Mosca la Coppa fu consegnata come prevedono le regole dal presidente Fifa, che era già Gianni Infantino. Anche in Qatar c’era l’emiro Al Thani, ma restò un passo indietro rispetto a Infantino, che vive proprio in Qatar. Stavolta invece il numero uno della Fifa ha confermato personalmente che sarà al fianco di Trump durante la finale e la cerimonia di premiazione.

    La presenza di Trump acquista ulteriore significato considerando che agli spalti potrebbero esserci anche la presidentessa messicana di sinistra Claudia Sheinbaum e il premier canadese liberale Mark Carney, che ha vinto le elezioni proprio in polemica con le dichiarazioni di Trump sul Canada come possibile cinquantunesimo stato americano.

    Finora il presidente non si è fatto vedere allo stadio durante il torneo. La tradizione vuole che il capo di Stato ospitante apra il Mondiale, ma Trump si è fatto rappresentare dal segretario di Stato Marco Rubio alla partita inaugurale degli Stati Uniti contro il Paraguay al SoFi di Los Angeles. Rubio, che da latino comprende il calcio e viene da Miami, si è seduto accanto a Infantino in rappresentanza dell’amministrazione di Washington.

    Il motivo dell’assenza di Trump è legato anche al timore dei fischi del pubblico. Tra gli americani non è popolarissimo e nel resto del mondo ancora meno. Le varie tifoserie gareggiano per inventare i cori più irriverenti: gli inglesi cantano evocando Epstein, mentre gli australiani lo definiscono un molestatore sessuale nei loro canti da stadio.

    Non è la prima volta che Trump si inserisce in eventi calcistici. Già l’anno scorso irruppe alla premiazione del Mondiale per Club tra Paris Saint-Germain e Chelsea, nello stesso MetLife Stadium dove si giocherà la finale dei Mondiali. In quell’occasione fu accolto da fischi giganteschi dal pubblico del New Jersey quando salì sul palco per la cerimonia e rimase sul podio anche durante i festeggiamenti, con un certo stupore e fastidio visibile da parte dei giocatori del Chelsea.

    I Mondiali per Club negli Stati Uniti stanno registrando una buona risposta di pubblico: gli stadi sono spesso pieni nonostante il costo elevato dei biglietti e l’audience internazionale è destinata a crescere con l’avanzare del torneo. Negli Stati Uniti il calcio continua a essere uno sport di nicchia rispetto ad altre discipline, ma l’interesse è aumentato rispetto ai Mondiali del 1994, soprattutto nelle grandi città e tra la comunità latina. Secondo i dati riportati, le partite raggiungono complessivamente circa 14 milioni di spettatori televisivi in un Paese di oltre 340 milioni di abitanti.

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    Francesca Fiorentino
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    Giornalista professionista, podcaster e voice talent, si laurea nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi su Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Da sempre innamorata del calcio, per 10 anni lavora in radio dove si occupa prevalentemente di sport, spettacoli e cultura, prima di approdare al web, nel 2010. Dal 2018 produce e realizza podcast di approfondimento su cinema, serie TV, cultura e lifestyle, dedicandosi anche all'insegnamento del podcasting.

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