Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha annunciato ufficialmente che Donald Trump sarà presente alla finale dei Mondiali 2026 al MetLife Stadium del New Jersey il 19 luglio e consegnerà personalmente il trofeo alla squadra vincitrice. Una decisione che rompe con la tradizione del calcio mondiale e che solleva interrogativi storici significativi. Trump, si sa, non è un grande esperto di calcio, ma di sicuro sa cosa voglia dire essere al centro dell’attenzione e sa come starci.
Il fatto che un capo di Stato consegni l’ambito trofeo non è così rituale. Avvenne in un solo caso della storia dei Mondiali: con il generale argentino Jorge Rafael Videla nel 1978. Al Monumental di Buenos Aires, Videla consegnò la Coppa a Daniel Passarella in un contesto cupo, segnato da migliaia di desaparecidos e dalla repressione violenta del regime militare.
Vladimir Putin se ne guardò bene nel 2018: a Mosca la Coppa fu consegnata come prevedono le regole dal presidente Fifa, che era già Gianni Infantino. Anche in Qatar c’era l’emiro Al Thani, ma restò un passo indietro rispetto a Infantino, che vive proprio in Qatar. Stavolta invece il numero uno della Fifa ha confermato personalmente che sarà al fianco di Trump durante la finale e la cerimonia di premiazione.
La presenza di Trump acquista ulteriore significato considerando che agli spalti potrebbero esserci anche la presidentessa messicana di sinistra Claudia Sheinbaum e il premier canadese liberale Mark Carney, che ha vinto le elezioni proprio in polemica con le dichiarazioni di Trump sul Canada come possibile cinquantunesimo stato americano.
Finora il presidente non si è fatto vedere allo stadio durante il torneo. La tradizione vuole che il capo di Stato ospitante apra il Mondiale, ma Trump si è fatto rappresentare dal segretario di Stato Marco Rubio alla partita inaugurale degli Stati Uniti contro il Paraguay al SoFi di Los Angeles. Rubio, che da latino comprende il calcio e viene da Miami, si è seduto accanto a Infantino in rappresentanza dell’amministrazione di Washington.
Il motivo dell’assenza di Trump è legato anche al timore dei fischi del pubblico. Tra gli americani non è popolarissimo e nel resto del mondo ancora meno. Le varie tifoserie gareggiano per inventare i cori più irriverenti: gli inglesi cantano evocando Epstein, mentre gli australiani lo definiscono un molestatore sessuale nei loro canti da stadio.
Non è la prima volta che Trump si inserisce in eventi calcistici. Già l’anno scorso irruppe alla premiazione del Mondiale per Club tra Paris Saint-Germain e Chelsea, nello stesso MetLife Stadium dove si giocherà la finale dei Mondiali. In quell’occasione fu accolto da fischi giganteschi dal pubblico del New Jersey quando salì sul palco per la cerimonia e rimase sul podio anche durante i festeggiamenti, con un certo stupore e fastidio visibile da parte dei giocatori del Chelsea.
I Mondiali per Club negli Stati Uniti stanno registrando una buona risposta di pubblico: gli stadi sono spesso pieni nonostante il costo elevato dei biglietti e l’audience internazionale è destinata a crescere con l’avanzare del torneo. Negli Stati Uniti il calcio continua a essere uno sport di nicchia rispetto ad altre discipline, ma l’interesse è aumentato rispetto ai Mondiali del 1994, soprattutto nelle grandi città e tra la comunità latina. Secondo i dati riportati, le partite raggiungono complessivamente circa 14 milioni di spettatori televisivi in un Paese di oltre 340 milioni di abitanti.
