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    Un segreto tenuto nascosto per anni: Ana Ivanovic si racconta come mai prima d’ora

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti22 Luglio 2026 18:00Nessun commento3 Mins Read
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    Ana Ivanovic
    Ana Ivanovic
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    A dieci anni dal ritiro, Ana Ivanovic ha deciso di raccontare per la prima volta un capitolo della sua carriera che aveva sempre tenuto per sé. L’ex numero uno del mondo, oggi 38enne, ha rivelato di aver convissuto, negli ultimi anni della sua attività agonistica, con violenti attacchi di panico che si presentavano puntualmente prima di ogni ingresso in campo.

    La confessione è arrivata durante un’intervista al podcast croato (Ne)uspjeh Prvaka, condotto dall’ex ct della nazionale di calcio Slaven Bilić. Un’occasione in cui la campionessa serba, vincitrice del Roland Garros nel 2008 e per un periodo regina del ranking mondiale, ha aperto per la prima volta uno squarcio su un disagio mai condiviso pubblicamente durante la sua carriera.

    “Negli ultimi anni della mia carriera, soffrivo di attacchi di panico molto gravi ogni volta che dovevo scendere in campo”, ha raccontato. “Non ne ho mai parlato, ma la loro intensità era semplicemente incredibile”. Un dettaglio che getta nuova luce su alcuni episodi rimasti impressi ai tifosi dell’epoca: cali improvvisi di rendimento, partite perse in modo apparentemente inspiegabile, momenti in cui il suo tennis sembrava sgretolarsi senza una ragione evidente.

    “La gente si chiedeva cosa fosse successo all’improvviso nel bel mezzo di una partita, perché il mio gioco andasse in pezzi”, ha spiegato la serba, “ma la verità è che mi sentivo sopraffatta dal panico e semplicemente non riuscivo ad andare avanti”. Un meccanismo che, come ha raccontato, non si esauriva con la fine del match: il pensiero di dover tornare in campo il giorno successivo, davanti al pubblico, alimentava un circolo di ansia difficile da spezzare.

    Ivanovic ha messo fine alla propria carriera a soli 29 anni, nel 2016, dopo aver conquistato 15 titoli WTA e la vetta della classifica mondiale. Un addio arrivato in anticipo rispetto a molte colleghe, e che all’epoca sorprese pubblico e addetti ai lavori, complice un percorso costellato anche da infortuni fisici, tra cui problemi al piede e al ginocchio che negli ultimi anni ne avevano condizionato il rendimento.

    La rivelazione si inserisce in un dibattito sempre più centrale nello sport professionistico: quello della salute mentale degli atleti. Negli ultimi mesi diversi tennisti, tra cui Lorenzo Musetti e Grigor Dimitrov, hanno raccontato pubblicamente di aver dovuto fare i conti con ansia e attacchi di panico legati alla pressione competitiva, contribuendo a normalizzare un tema che per anni è rimasto un tabù nello sport d’élite.

    Nel caso di Ivanovic, la testimonianza assume un valore particolare proprio perché arriva a distanza di anni dal ritiro, e permette di rileggere con una chiave diversa una carriera che, pur ai vertici del tennis mondiale, ha nascosto dietro ai trofei una fatica silenziosa mai raccontata prima d’ora.

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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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