Cesare Cremonini torna a parlare di calcio, e lo fa nel modo più bolognese possibile: mescolando musica, memoria e passione rossoblù. In una nuova intervista il cantautore ha ripercorso il suo legame con il Bologna, dai pomeriggi sul terrazzo dello zio vicino al Dall’Ara fino ai pranzi con Roberto Baggio, ma è quando il discorso scivola sulla Nazionale che arriva la dichiarazione destinata a far discutere.
Interpellato sul recente ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, Cremonini si è mostrato cauto ma aperto: si augura che il ct possa fare bene per il movimento italiano. Poi, però, il vero pensiero: secondo l’artista non serve più cercare un allenatore “vincente” nel senso tradizionale del termine. Serve piuttosto qualcuno capace di rivoluzionare un sistema che considera ormai logoro, una persona che sappia leggere la direzione in cui sta andando il mondo del calcio e non solo inseguire i risultati immediati.
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Ed è qui che spunta il nome che ha fatto il giro dei social: Julio Velasco. Il leggendario ct della pallavolo italiana, tornato alla ribalta per i successi della nazionale di volley, diventa nel sogno di Cremonini il profilo ideale per guidare gli azzurri del calcio. Un’idea provocatoria ma non isolata: negli ultimi anni il nome di Velasco è tornato più volte nel dibattito sportivo italiano come simbolo di una leadership diversa, fatta di metodo, visione e capacità di costruire gruppo, più che di un curriculum specifico nella disciplina.
Il resto dell’intervista è un lungo viaggio nella bolognesità di Cremonini. L’artista ha raccontato il debutto allo stadio nel 1988, a otto anni, in una partita vinta 3-0 con doppietta di Marronaro, capocannoniere di quella stagione. Ha ricordato come attorno al Bologna si sia costruita negli anni una vera e propria colonna sonora del tifo, con nomi come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Luca Carboni e Andrea Mingardi a testimoniare un legame profondo tra la città, la sua musica e la squadra.
Non manca il capitolo dedicato a Sinisa Mihajlovic, altra figura che ha segnato profondamente il rapporto tra il cantautore e i colori rossoblù, insieme al ricordo dell’addio di Baggio, vissuto da Cremonini quasi come la fine di un’epoca personale, la chiusura definitiva della sua adolescenza calcistica.
