Non capita spesso di vedere Adriano Panatta lasciarsi andare all’emozione in diretta televisiva, ma la vittoria di Andrea Kimi Antonelli nel Gran Premio di Monza ha smosso qualcosa anche nell’ex campione romano. Ospite della Domenica Sportiva su Rai 2, Panatta ha tracciato un parallelo netto tra il ventenne pilota della Mercedes, trionfatore davanti al pubblico di casa, e Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale.
Secondo l’ex tennista, ciò che accomuna i due giovani campioni italiani è semplice: sono entrambi dei fuoriclasse autentici. Panatta ha sottolineato come il modo in cui Antonelli ha condotto la gara, mettendo a segno il giro più veloce proprio nel finale quando normalmente un pilota in testa preferisce amministrare il vantaggio, testimoni una mentalità fuori dal comune per un ragazzo così giovane. Ma non è solo il talento in pista ad aver colpito Panatta: a impressionarlo è anche l’immagine pulita e genuina che Antonelli trasmette fuori dall’abitacolo, quella di un ragazzo semplice, quasi timido, che sembra più uno studente con lo zaino in spalla che una star dello sport internazionale.
L’ex numero uno azzurro ha poi allargato il discorso al momento d’oro dello sport italiano nel suo complesso, citando l’atletica, la Formula Uno e il tennis come discipline che stanno regalando soddisfazioni enormi al Paese. Un rammarico, invece, per le azzurre del volley, fermate solo dall’argento agli Europei. Per Panatta, sono proprio queste figure sportive a fare bene all’Italia intera, capaci di sollevare il morale collettivo e di aprire il cuore agli appassionati. Non ha nascosto, poi, la propria commozione nel vedere la vittoria di Antonelli, partito addirittura dalla diciannovesima posizione in griglia a causa di una penalità e capace comunque di risalire fino al trionfo.comunque di risalire fino al trionfo.
Nel corso dell’intervento, Panatta ha affrontato anche un tema ben più spinoso, tornato d’attualità dopo la denuncia di Matteo Berrettini riguardo a minacce ricevute a causa delle scommesse sportive. L’ex campione ha chiarito come, a suo avviso, il problema non risieda tanto nei singoli scommettitori quanto nell’enorme struttura organizzativa che ruota attorno al mondo delle scommesse, un fenomeno che lui stesso definisce difficile da comprendere fino in fondo, viste le dimensioni e la sofisticazione raggiunte. Ha ricordato come un tempo gli scommettitori seguissero le partite dal vivo con il computer in tribuna, salvo poi essere identificati ed estromessi dagli impianti proprio per la loro capacità di condizionare l’andamento degli incontri scommettendo in tempo reale sui singoli punti.
Un intervento a tutto campo, dunque,quello di Panatta, che ha saputo unire l’entusiasmo per le nuove stelle dello sport italiano a una riflessione più amara sulle ombre che continuano ad accompagnare il mondo dello sport professionistico.
