Ci sono vittorie che, con il passare degli anni, smettono di essere semplici risultati sportivi per trasformarsi in qualcosa di più grande. È il caso del Gran Premio d’Italia dell’8 settembre 1996, quando Michael Schumacher tagliò per la prima volta il traguardo di Monza al volante di una Ferrari, regalando al popolo del Cavallino un successo atteso da otto lunghi anni sul tracciato di casa.
La stagione 1996 era stata fino a quel momento dominata dalle Williams-Renault di Damon Hill e di Jacques Villeneuve, gli unici reali contendenti al titolo mondiale grazie a una vettura nettamente superiore alla concorrenza. La Ferrari F310, pur avendo già mostrato lampi di competitività con le vittorie di Schumacher sul bagnato di Barcellona e poi a Spa-Francorchamps poche settimane prima, non era considerata all’altezza delle monoposto inglesi, specialmente su un circuito veloce come quello brianzolo. Alla vigilia del weekend, non a caso, Hill guidava la classifica piloti con ampio margine su Villeneuve, mentre Schumacher si trovava solamente in terza posizione.
Le qualifiche confermarono le previsioni della vigilia: prima fila tutta Williams, con Hill davanti a Villeneuve, e Schumacher costretto ad accontentarsi del terzo tempo, comunque davanti alle McLaren di Mika Häkkinen e David Coulthard. Sulla carta, dunque, per la Ferrari si prospettava un’altra domenica di rincorsa.
Tutto cambiò già nelle prime fasi di gara. Al via, Villeneuve affiancò il compagno di squadra Hill costringendolo verso l’esterno della pista, episodio di cui approfittò immediatamente Jean Alesi con la sua Benetton per issarsi in seconda posizione. Il destino delle due Williams, poi, si complicò ulteriormente nei giri successivi: Villeneuve danneggiò una sospensione contro i cordoli della variante della Roggia, mentre Hill fu costretto al ritiro dopo un incidente nelle fasi iniziali della corsa, chiudendo di fatto ogni discorso legato al titolo per quella domenica.
Con le Williams fuori causa, la strada per la vittoria si aprì clamorosamente per Schumacher, che gestì con lucidità il vantaggio accumulato su Alesi, arrivando a firmare anche il giro più veloce della gara. Il tedesco tagliò il traguardo con oltre diciotto secondi di margine sul francese della Benetton, mentre completò il podio una rimonta straordinaria di Häkkinen, capace di risalire dalle retrovie dopo una strategia di pit stop ritardata.
Fu la ventiduesima vittoria in carriera per Schumacher e, soprattutto, la prima con la Ferrari sul circuito di Monza, otto anni dopo l’ultimo successo del Cavallino sulla pista di casa, firmato Gerhard Berger nel 1988. Le immagini della folla in delirio sotto il podio, con migliaia di tifosi accorsi per festeggiare il proprio idolo, sono rimaste negli annali della Formula 1 come uno dei simboli più forti del legame speciale tra Schumacher e i tifosi italiani.
Quella vittoria fu solo l’inizio di una storia d’amore lunghissima. Tra il 1996 e il 2006, infatti, Schumacher avrebbe conquistato altre quattro volte il Gran Premio d’Italia, sempre al volante della Ferrari, fino all’ultimo trionfo che coincise, non a caso, con l’annuncio del suo ritiro dalle competizioni.
