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    Home»Senza Categoria»Sinner e il sensore per la glicemia: cosa c’è dietro il dispositivo visto a Montecarlo
    Senza Categoria

    Sinner e il sensore per la glicemia: cosa c’è dietro il dispositivo visto a Montecarlo

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti18 Giugno 2026 16:00Nessun commento3 Mins Read
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    Jannik Sinner sul campo da gioco
    Jannik Sinner sul campo da gioco - Wikipedia
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    Jannik Sinner è tornato ad allenarsi sui campi di casa a Montecarlo in vista di Wimbledon, ma a catturare l’attenzione non è stato solo il suo tennis: sulla parte posteriore del braccio sinistro, infatti, è comparso un piccolo dischetto bianco che ha subito incuriosito tifosi e osservatori.

    Si tratta di un dispositivo che serve per misurare la glicemia capillare, come spiegato dal professor Gianluca Aimaretti, direttore della Struttura Complessa Universitaria di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

    La sigla tecnica è CGM, Continuous Glucose Monitoring: un sistema che permette di tenere sotto controllo l’andamento del glucosio nell’organismo senza bisogno di prelievi di sangue, attraverso un piccolo filamento sottocutaneo collegato a un’app sullo smartphone.

    Il contesto in cui è apparso il dispositivo non è casuale: sono passate circa tre settimane dal 28 maggio, giorno in cui Sinner è stato eliminato al secondo turno del Roland Garros a causa di un malore avvenuto durante il match contro l’argentino Juan Manuel Cerundolo, dopo aver dominato per due set e mezzo.

    Da quel momento il numero uno del mondo si è sottoposto a una serie di controlli: prima al J Medical di Torino, poi due giorni di day hospital al San Raffaele di Milano, dove sono stati eseguiti esami approfonditi, dagli ematochimici a quelli cardiologici, per cercare di capire le cause del crollo fisico parigino. Gli esiti, secondo quanto riportato, non avrebbero evidenziato problemi di rilievo.

    Tornato sui campi monegaschi per preparare l’erba londinese, ora Sinner si allena con il sensore attivo 24 ore su 24, in un percorso che si inserisce nelle verifiche avviate dopo gli accertamenti milanesi. L’obiettivo del suo team non è diagnostico in senso stretto, ma funzionale: ossia capire come il corpo del tennista risponde a sforzo prolungato, caldo e diverse strategie alimentari, per regolare con maggiore precisione l’assunzione di carboidrati durante gli allenamenti e le partite, oltre alla gestione dei pasti nelle ore precedenti e successive ai match.

    L’uso di questa tecnologia, però, non è una novità nel circuito ATP: è stato già utilizzato con regolarità da Alexander Zverev e da Novak Djokovic, segno di una tendenza sempre più diffusa nel tennis professionistico verso il monitoraggio dei dati interni del corpo come strumento di prevenzione e ottimizzazione della performance.

    Ovviamente questo macchinario da solo non risolve il problema né sostituisce il parere medico, ma può fornire al team dati utili per intervenire su alimentazione, idratazione e tempistiche di recupero, in vista dell’esordio del numero uno del mondo a Wimbledon, in programma dal 29 giugno, dove difenderà il titolo conquistato lo scorso anno.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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