Nella storia del Tour de France esiste un tipo di tappa che i corridori temono più di ogni altra: ossia quella che mette in fila, nello stesso giorno, i colossi delle Alpi francesi. Non è un caso isolato di una singola edizione, ma un copione che si ripete da decenni ogni volta che il percorso attraversa la Savoia e il Delfinato: Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier e, a chiudere, la salita più famosa del ciclismo mondiale, l’Alpe d’Huez.
Il Col de la Croix de Fer, con i suoi oltre 24 chilometri di ascesa, è già di per sé un banco di prova durissimo, capace di logorare le gambe dei corridori ben prima dell’arrivo. Segue il Col du Télégraphe, quasi 12 chilometri costanti al 7% di pendenza media, che immette direttamente sulle rampe del Galibier: il colle più alto mai attraversato dalla corsa, oltre 2.600 metri di altitudine, quasi 18 chilometri di salita continua che hanno fatto la storia del ciclismo fin dai primi decenni del Novecento.
Ma è l’Alpe d’Huez a rappresentare da sempre il vero giudice finale. I suoi 21 tornanti, ciascuno con il nome di un vincitore di tappa inciso su un cartello, sono diventati sinonimo stesso di Tour de France: una salita relativamente breve, poco più di 13 chilometri, ma talmente ripida e talmente carica di storia da trasformarsi puntualmente nel teatro delle decisioni più importanti della classifica generale.
Ciò che rende irripetibile questo genere di frazione non è soltanto la pendenza delle singole salite, ma la loro somma, e soprattutto il momento della corsa in cui vengono affrontate: quasi sempre nell’ultima settimana, quando le gambe dei corridori portano già il peso di centinaia di chilometri e di giorni di fatica accumulata. In queste condizioni, un solo momento di crisi può costare non pochi secondi, ma minuti interi, capaci di ribaltare in poche ore settimane di corsa.
Per questo motivo, generazione dopo generazione, gli organizzatori hanno continuato a inserire questo trittico alpino nei momenti chiave del percorso: una scelta che trasforma la tappa in un vero e proprio giudice senza appello, l’ultima occasione per chi insegue la maglia gialla di attaccare e, allo stesso tempo, il banco di prova più severo per chi un vantaggio lo deve difendere.
