Wimbledon, il torneo più antico e prestigioso del circuito tennistico mondiale, è stato teatro nel corso degli anni di alcune sfide entrate nella leggenda non solo per il livello di gioco espresso, ma per la loro durata straordinaria. Vere e proprie maratone che hanno messo a dura prova la resistenza fisica e mentale dei giocatori coinvolti, cambiando per sempre il regolamento del torneo.
Il primato assoluto appartiene a una sfida di primo turno, non a una finale: il 22 giugno 2010 l’americano John Isner e il francese Nicolas Mahut scendono in campo sul Court 18 per un incontro che sarebbe diventato leggendario. La partita, iniziata alle 18:13, viene sospesa due volte per mancanza di luce e si concluse solamente il 24 giugno, dopo ben 11 ore e 5 minuti di gioco complessive, con il punteggio finale di 6-4 3-6 6-7(7) 7-6(3) 70-68 in favore di Isner.
Il solo quinto set è durato 8 ore e 11 minuti, con 138 game giocati: un numero che da solo ha contribuito al record assoluto di 183 game totali disputati nell’incontro, superando il precedente primato di 112 game fissato nel 1969.
Tra le finali, invece, il primato di durata appartiene alla sfida del 2019 tra Novak Djokovic e Roger Federer: 4 ore e 57 minuti di gioco, con il serbo capace di annullare due match point e conquistare il titolo proprio al tie-break del quinto set, introdotto per la prima volta in quell’edizione. Prima di allora il record era detenuto da un’altra finale con protagonista Federer, quella del 2008 contro Rafael Nadal, durata 4 ore e 48 minuti e conclusa alle 21:16 a causa di due interruzioni per pioggia.
Sul versante femminile, invece, la partita più lunga mai disputata a Wimbledon risale al 2004, quando Elena Dementieva e Maria Sharapova si affrontano per 3 ore e 45 minuti complessive. Se si guarda invece alle finali, il record per numero di game giocati appartiene alla sfida del 1970 tra Margaret Court e Billie Jean King, che si contendono il titolo per 46 game complessivi, con Court vittoriosa 14-12 11-9 in un’epoca in cui il tie-break non è ancora stato introdotto.
Ciò che accomuna molte di queste sfide, comunque, è l’assenza, all’epoca, di meccanismi proprio come il tie-break nei set decisivi, elemento che ha permesso a partite come quella tra Isner e Mahut di raggiungere durate difficilmente immaginabili con le regole attuali. Cambiamenti che, se da un lato hanno reso il tennis più prevedibile nella gestione dei tempi, dall’altro hanno probabilmente reso questi record ancora più difficili da avvicinare in futuro.
