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    Home»Formula 1»Coulthard attacca Leclerc: “Un Gran Premio non è un picnic del weekend”
    Formula 1

    Coulthard attacca Leclerc: “Un Gran Premio non è un picnic del weekend”

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti23 Settembre 2026 14:56Nessun commento3 Mins Read
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    Charles e Alexandra Leclerc nel Paddock prima della gara
    Charles e Alexandra Leclerc nel Paddock prima della gara
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    Nuova polemica nel mondo della Formula 1, questa volta a farne le spese è Charles Leclerc, bersaglio delle dichiarazioni pungenti di David Coulthard. L’ex pilota scozzese, tredici vittorie e sessantadue podi in carriera con Williams, McLaren e Red Bull, è intervenuto al podcast Up to Speed mettendo in discussione il modo in cui il monegasco vive i weekend di gara, criticando in particolare la presenza costante nel paddock della moglie Alexandra Saint-Mleux e del cane di famiglia, Leo.

    Le parole di Coulthard non sono passate inosservate: “Non è mica un picnic fuori porta nel fine settimana. È un Gran Premio, è una cosa seria, è una cosa pericolosa”. Un giudizio netto, che l’ex pilota britannico ha comunque provato a contestualizzare, ammettendo una possibile chiave di lettura generazionale: “Probabilmente la penso così solo perché appartengo a una generazione più vecchia”.

    Va detto che Leclerc non è affatto un caso isolato nel paddock moderno: diversi colleghi portano regolarmente compagni o familiari al seguito, da George Russell a Oscar Piastri, passando per Carlos Sainz e il leader del Mondiale Kimi Antonelli, mentre lo stesso Pierre Gasly, grande amico di Coulthard, porta talvolta il proprio cane in pista. Secondo l’ex pilota scozzese, però, nel caso del ferrarista la situazione avrebbe superato una soglia di tolleranza: bello, con una famiglia, un figlio in arrivo e un cane sempre presente, per Coulthard “è un po’ troppo, francamente”.

    Leo, il bassotto di Leclerc
    Leo, il bassotto di Leclerc – Pinterest

    Non è un mistero che la critica arrivi in un momento delicato per Leclerc, la cui stagione 2026 è stata finora altalenante: una vittoria e quattro podi, ma anche errori pesanti in gara a Barcellona, Monaco e Monza, dove il monegasco ha provato fino all’ultimo a salvare la power unit dopo un problema tecnico. Il risultato è un attuale quinto posto nel Mondiale Piloti, con ventiquattro punti di distacco dal compagno di squadra Lewis Hamilton, che a quarantuno anni sta dominando il confronto interno alla Scuderia.

    Coulthard ha sottolineato come questo dato colpisca particolarmente, considerando che Leclerc ha ventotto anni ed è nel pieno della propria maturità agonistica, mentre Hamilton ne ha tredici in più. Un paradosso reso ancora più evidente dal fatto che, sul piano puramente statistico, il confronto tra i due piloti Ferrari resta sostanzialmente in equilibrio: sette a sette in qualifica e cinque a cinque nelle gare concluse da entrambi, un dato ben diverso rispetto alla scorsa stagione, quando era stato Leclerc a dominare nettamente il duello interno.

    Con centottantacinque Gran Premi disputati, il monegasco taglierà il prossimo anno il traguardo delle duecento presenze in carriera. Nel suo palmarès figurano nove vittorie in Ferrari, un bottino che supera già il totale complessivo messo insieme dagli altri compagni di squadra avuti a Maranello, ovvero Sebastian Vettel, Sainz e lo stesso Hamilton.

    Resta da vedere se le parole di Coulthard scateneranno una replica diretta da parte di Leclerc o del team Ferrari, mentre il dibattito sul rapporto tra vita privata e professionalità nel paddock della Formula 1 moderna sembra destinato a proseguire.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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