Nella super pausa per le Nazionali sono stati tantissimi i giocatori della serie A che si sono infortunati, Da Sommer a De Vrij, passando per Estupinan, Raspadori, Vergara, Gudmundsson e molti altri: una situazione che per anni ha generato tensioni tra club e federazioni, finché la Fifa non ha deciso di intervenire.
Dal 2012 la Federcalcio internazionale ha introdotto il FIFA Club Protection Program, un programma assicurativo pensato specificamente per compensare le società calcistiche che subiscono perdite economiche a causa degli infortuni dei propri tesserati durante le gare e gli allenamenti con le squadre nazionali. Si tratta di una polizza dal valore annuo di 80 milioni di euro, rinnovata periodicamente: l’attuale versione copre il periodo dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2026.
Il meccanismo nasce da un’esigenza concreta: i club sono obbligati per regolamento a mettere a disposizione i propri calciatori quando vengono convocati dalle Nazionali, ma non hanno alcun controllo sui rischi legati alla loro partecipazione alle partite internazionali.
Non tutti gli infortuni subiti in maglia azzurra o con altre selezioni generano automaticamente un pagamento da parte della Fifa. La condizione fondamentale è che l’infortunio provochi quella che tecnicamente viene definita Temporary Total Disablement, ossia un’indisponibilità totale che impedisca al giocatore di giocare per il club per più di 28 giorni consecutivi. Questo significa che un calciatore con una prognosi di 15 giorni, per esempio, non rientrerebbe nella soglia prevista dal programma di protezione.
Il CPP copre gli incidenti avvenuti durante il cosiddetto “operative time”, che comprende non soltanto le partite ufficiali ma anche allenamenti, trasferimenti, viaggi e tutto il periodo in cui il giocatore è sotto il controllo della Nazionale. Sono inclusi nella copertura anche eventi come infarti e ictus, mentre restano esclusi le normali malattie, le spese mediche dirette, i casi di morte e l’invalidità permanente totale. Esistono inoltre regole specifiche per gli infortuni già esistenti al momento della convocazione e per quelli pregressi, con particolari eccezioni previste per le fasi finali delle grandi competizioni internazionali.

Quando le condizioni sono rispettate, il meccanismo può diventare economicamente molto significativo. La Fifa può riconoscere al club fino a un massimo di 7,5 milioni di euro per giocatore e per singolo incidente, con un compenso giornaliero massimo di 20.548 euro e per un periodo non superiore a 365 giorni.
Il parametro fondamentale per il calcolo è lo stipendio fisso del calciatore. La cifra viene determinata sulla somma che il club paga direttamente al giocatore, includendo gli oneri previdenziali obbligatori. Sono invece escluse tutte le componenti variabili della remunerazione: bonus legati alle prestazioni, premi, signing-on fee, gettoni di presenza e altre forme di compenso non fisso.
C’è però un elemento cruciale da considerare: esiste una franchigia. I primi 28 giorni di indisponibilità non vengono pagati dalla Fifa. La compensazione parte dal ventinovesimo giorno e termina quando il giocatore torna disponibile per il club, quando finisce il contratto di lavoro o comunque dopo il limite massimo di 365 giorni.
Per comprendere l’ordine di grandezza economica, può essere utile un esempio concreto. Un giocatore con uno stipendio fisso lordo di 5 milioni di euro all’anno vale circa 13.700 euro al giorno per il club. Se si infortuna in Nazionale e resta fuori 100 giorni, la Fifa non copre i primi 28 giorni di assenza: ne restano quindi 72 indennizzabili. Il risarcimento teorico per il club in questo caso sarebbe di circa 986.000 euro.
Il programma non è dunque un rimborso generalizzato per tutti gli infortuni subiti in Nazionale, ma uno strumento mirato a proteggere i club dalle perdite più consistenti.
