Un intero popolo ha salutato il suo eroe, proprio come si fa con i grandi della Storia. E poco importa se l’eroe in questione è “solo” un calciatore. Leo Messi ha detto addio alla nazionale argentina con una gara al Monumental di Buenos Aires, davanti a 85.000 persone vestite di biancoazzurro, destinata a rimanere negli annali dello sport.
Contro il Benin, 93esimo nel ranking FIFA, e reduce da una vera Odissea per arrivare in Argentina, Messi ha regalato due assist e segnato su rigore nella vittoria per 3-0.
La partita ha avuto bisogno di un tempo per spiccare il volo: troppe emozioni per Leo, quasi paralizzato da quel fiume di affetto. Anche il CT Lionel Scaloni è stato sopraffatto, rimanendo in lacrime per buona parte della prima mezz’ora.
Dopo una prima parte di gioco piuttosto trattenuta, nel secondo tempo si è acceso Messi e con lui la partita. Al 48′ è arrivato il primo assist da calcio d’angolo per il piatto al volo di Otamendi, anche lui all’ultima con l’Albiceleste. Al 61′ l’appoggio illuminante per la meraviglia da fuori area di Nico Paz, sinistro a giro nell’angolino. Al 71′ il rigore spedito all’incrocio da Leo stesso.
Più che una partita di calcio, è stata una celebrazione continua. Cori, giochi di luce, fuochi d’artificio e, al centro del Monumental, una maglia di Messi lunga 30 metri con il numero 10 e la scritta “Gracias”. Prima del fischio d’inizio, il capitano del Benin Sessi D’Almeida ha consegnato a Leo un regalo simbolico: una statuina dorata raffigurante una guerriera con armi e armatura, simbolo delle Amazzoni del Dahomey, le celebri soldatesse dell’antico regno africano.
Al termine della gara, Messi ha parlato al centro del campo circondato dalla sua famiglia.
“È difficile dire qualcosa oggi, sto pensando a mio papà. È stato un grande orgoglio difendere questa maglia. Ho lottato, dando sempre il massimo. Giocare con l’Argentina è la cosa più bella che ti possa succedere. Ho sempre avuto di fianco dei guerrieri. Mi mancherà molto giocare qui. Non dimenticherò mai la prima partita giocata qui dopo il Mondiale vinto. Oggi è il giorno più triste della mia carriera. Adesso sarò dalla vostra parte a tifare con voi. Sono orgoglioso di essere argentino e di aver realizzato i miei sogni con voi“.
A fine partita, l’arbitro Fernando Véjar ha regalato a Messi i suoi cartellini gialli e rossi come ricordo. Poi i giocatori del Benin hanno accerchiato Leo con i telefoni per farsi dei selfie. Resta da capire cosa succederà alla maglia numero 10, indossata da Messi dal 2009. Ritirarla completamente non è possibile: la FIFA impone alle squadre, nei Mondiali e nelle competizioni ufficiali, di assegnare ai convocati i numeri dall’1 al 26. Si potrebbe lasciare libero il 10 convocando 25 giocatori, ma sarebbe una scelta quantomeno bizzarra. Nelle amichevoli, invece, il numero potrebbe teoricamente restare senza padrone.
