Roberto Mancini è tornato a sedersi davanti ai microfoni da commissario tecnico della Nazionale, questa volta accanto al nuovo direttore tecnico Claudio Ranieri. I due sono stati scelti dal presidente della Figc Giovanni Malagò per provare a rimettere in piedi un ambiente uscito a pezzi dagli ultimi anni, segnati dalla dolorosissima mancata qualificazione al Mondiale.
Per cominciare, però, Mancini ha deciso di non girare troppo intorno al tema più spinoso, ossia quello della rottura con la Federazione di qualche anno fa, spiegando che tutto è nato da una mancanza di comunicazione con l’allora presidente Gravina: se ci fosse stato un confronto diverso, ha ammesso, probabilmente le cose sarebbero andate altrimenti. Il rammarico resta, ma resta anche la convinzione che la maglia azzurra rappresenti ancora oggi qualcosa di speciale per lui.
Ed è proprio ripercorrendo il proprio passato in Nazionale che si è lasciato andare ai ricordi più belli, primo fra tutti il trionfo agli Europei del 2021, arrivato al termine di quattro anni senza sconfitte. Un’epoca d’oro finita però nel peggiore dei modi, con l’eliminazione dal Mondiale che Mancini legge ancora oggi come frutto in parte della sfortuna: sarebbero bastati due episodi diversi dagli undici metri per cambiare tutto. Da qui il suo invito a lasciarsi alle spalle quel dolore e guardare avanti con fiducia.
Anche sul rapporto con i tifosi, il tecnico decide di non si nascondersi: sa bene che c’è ancora chi guarda con diffidenza al suo ritorno. Ma la sua ricetta per riconquistarli non passa dalle parole, bensì dal campo: vincere e convincere, fino a farsi perdonare da chi oggi resta scettico.
Visualizza questo post su Instagram
Fatta chiarezza su questi argomenti, poi, Mancini si è soffermato su un problema pratico che accomuna tutti i selezionatori azzurri, quello del poco tempo a disposizione per lavorare con la squadra. Ha ricordato come, durante il suo primo mandato, fosse riuscito a organizzare uno stage aggiuntivo convocando anche ragazzi dell’Under 21, un modo per guadagnare terreno sul lavoro tattico. Se una soluzione simile sarà replicabile anche stavolta, però, non lo sa ancora.
Guardando al reparto offensivo, però, il tecnico si è mostrato ottimista, scommettendo che gli attaccanti attuali possano avvicinarsi ai numeri fatti registrare in passato da Ciro Immobile. Ha speso parole particolari per Moise Kean, di cui rivendica in parte la paternità calcistica avendolo fatto esordire personalmente diversi anni fa: lo conosce bene, ha detto, e non ritiene che l’Italia sia messa male davanti, considerando anche le soluzioni sugli esterni.
A completare il quadro ci ha pensato Ranieri, che ha parlato del forte senso di appartenenza dei giocatori italiani, sottolineando quanto abbiano sofferto per la mancata qualificazione e quanta voglia abbiano ora di ritrovare entusiasmo con il gioco proposto da Mancini. Il direttore tecnico ha aggiunto di essere pronto a cercare supporto anche fuori dal mondo del calcio, chiamando in causa la politica su temi che considera troppo importanti per il futuro del movimento.
Per finire, a regalare uno dei momenti più significativi dell’incontro con la stampa è stato lo stesso Malagò, che ha svelato un retroscena arrivato direttamente dallo spogliatoio azzurro: il capitano Gianluigi Donnarumma gli avrebbe scritto un messaggio personale per esprimere il proprio apprezzamento verso le scelte fatte dalla Federazione, sottolineando come Mancini e Ranieri rappresentassero esattamente ciò che la squadra si augurava. Un gesto che il presidente federale ha voluto condividere pubblicamente, quasi a certificare che il nuovo corso parta con il sostegno di chi, in campo, dovrà poi tradurlo in risultati.
