Gli US Open sono uno dei tornei più prestigiosi del tennis mondiale, con una caratteristica: la puzza di erba da fumo che invade i campi da gioco. L’ultimo episodio ha visto protagonista Aryna Sabalenka, numero uno del ranking femminile, che durante il match del terzo turno contro Kamilla Rakhimova ha dovuto fermare il gioco per chiedere l’intervento dell’arbitro.
Durante il terzo game del primo set, giocato sul Louis Armstrong Stadium, la tennista bielorussa si è fermata prima di servire rivolgendosi alla giudice di sedia Eva Asderaki-Moore con una richiesta esplicita: “Qualcuno sta fumando erba. Potete fare qualcosa? È molto forte“. L’arbitro ha immediatamente contattato via radio un addetto alla sicurezza prima che il gioco potesse riprendere.
Nonostante l’inconveniente, Sabalenka ha chiuso agevolmente la partita con il punteggio di 6-3 6-4, proseguendo la sua corsa verso quello che sarebbe il quinto titolo Slam in singolare della carriera. In conferenza stampa, la campionessa ha affrontato l’argomento con il suo consueto mix di serietà e ironia: “Non l’avevo mai sentito così forte. Non so se veniva dagli spalti o da fuori, ma era un po’ troppo“.
La posizione di Sabalenka è stata chiara fin da subito. “Ragazzi, potete fare quello che volete, potete fumare quello che volete e rilassarvi quanto volete, ma per favore non fatelo vicino ai campi da tennis. È un po’ complicato gestire quell’odore mentre stai cercando di competire al massimo“, ha spiegato la bielorussa. Ha poi precisato che l’intensità dell’odore era stata amplificata dal vento, che lo trasportava all’interno dello stadio rendendo impossibile ignorarlo.
Quando i giornalisti hanno insistito sull’argomento, Sabalenka ha provato a sdrammatizzare: “Ancora sulla marijuana? Dai, ragazzi. Sto soltanto chiedendo alle persone di non fumarla vicino al campo“. E con una battuta ha chiuso: “Forse la palla viaggia troppo velocemente e vogliono rallentare un po’. Non conosco gli effetti“.
La tennista bielorussa non è stata la prima a lamentarsi quest’anno. Già nella settimana precedente, la britannica Katie Boulter aveva segnalato che l’odore rappresentava una fonte di distrazione durante i suoi match. Anche le connazionali Harriet Dart e Francesca Jones avevano confermato di averlo avvertito più volte durante il torneo.
Jessica Pegula, tennista americana e una delle favorite del torneo, ha offerto una lettura diversa della situazione: “In un certo senso rende tutto divertente, perché fa molto New York:. Naturalmente ci sono aspetti che potrebbero essere gestiti meglio, per fare in modo che una partita di tennis resti una partita di tennis e che altri fattori non interferiscano“.
Pegula ha però sottolineato come in un evento di queste dimensioni esisterà sempre qualcosa di imprevedibile: “I problemi possono capitare. Se qualcuno usa il flash, gli si dice che non può farlo e quello smette. Ma per quanto riguarda la marijuana, sinceramente non so come si possa fermare“, ha ammesso con realismo.
La storia dell’odore di marijuana agli US Open non è però recente. Già nel 2014 Martina Hingis aveva fatto notare il problema durante una partita di doppio sul vecchio Grandstand. Nel 2022 è stato Nick Kyrgios a chiedere l’intervento dell’arbitro durante il secondo turno contro Benjamin Bonzi.
Nel 2023 la questione è tornata prepotentemente d’attualità sul Campo 17, prima con Maria Sakkari e poi con Alexander Zverev e Marketa Vondrousova. Il giorno successivo, Alexander Zverev consegnò alla storia la definizione più efficace e colorita del problema. Dopo aver battuto Aleksandar Vukic, il tedesco dichiarò: “Il Campo 17 profuma decisamente come il salotto di Snoop Dogg. È dappertutto, l’intero campo odora di marijuana“.
