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    Home»Tennis»Anche Serena Williams ha la sua Barbie, e la frase che ha scelto per le bambine è un manifesto
    Tennis

    Anche Serena Williams ha la sua Barbie, e la frase che ha scelto per le bambine è un manifesto

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti12 Ottobre 2026 14:49Nessun commento3 Mins Read
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    La Barbie di Serena Williams
    La Barbie di Serena Williams
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    Dal campo in cemento allo scaffale dei giocattoli: Serena Williams ha ora la sua Barbie. Mattel, infatti, ha scelto la campionessa statunitense come nuovo personaggio della serie Role Model, il filone dedicato alle donne che fanno da esempio alle nuove generazioni. La squadra delle sportive trasformate in bambola si allarga, così, con uno dei nomi più iconici della storia dello sport.

    Alla presentazione, Serena ha rivolto un messaggio alle più piccole: il suo desiderio è che ogni bambina che giocherà con la bambola scopra un orizzonte di possibilità, e non solo guardando a lei, ma riconoscendole dentro di sé. Nel comunicato diffuso da Mattel, la Barbie è descritta come una figura capace di sognare in grande, lavorare sodo, cambiare strada, abbattere le barriere e diventare ciò che sceglie. Parole che sintetizzano la carriera della tennista, che in bacheca ha 23 titoli dello Slam e 73 trofei complessivi.

    Non è la prima volta, però, che la famiglia Williams approda nel mondo Barbie. La sorella Venus, sette volte campionessa Slam, ha avuto la propria bambola nel luglio dello scorso anno. Mattel l’ha ritratta interamente in bianco, come nel look con cui vinse Wimbledon nel 2007. Venus aveva raccontato di aver vissuto l’esperienza come qualcosa di speciale, sperando che le ragazze si facciano sentire e credano nella propria crescita sportiva e personale.

    Anche l’Italia ha un posto d’onore in questa galleria. Sara Gama, capitana della Juventus femminile e della Nazionale, fu celebrata con una Barbie dedicata nel weekend del 7-8 marzo 2018, e divenne testimonial della campagna Shero, pensata per le donne che ispirano chi verrà dopo di loro. Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, ha avuto più di una versione: nel novembre 2019 è stata al centro del Dream Gap Project, l’iniziativa per sostenere la crescita delle bambine. Nel 2023 la bambola con la divisa della Bebe Vio Academy è stata messa all’asta per finanziare Art4sport, associazione che aiuta i giovani con disabilità a fare sport. Alla vigilia dei Giochi di Parigi 2024 è arrivato anche il titolo di Role Model Barbie.

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    L’elenco continua ben oltre il tennis. Il 5 marzo 2026, alla vigilia della Giornata internazionale della donna, l’indiana Smriti Mandhana è diventata la prima giocatrice di cricket con una Barbie: pezzo unico con divisa della nazionale, numero 18 e nome sulla maglia, più miniature di mazza e guanti. Era parte del programma inaugurale Barbie Dream Team, lo stesso che ha coinvolto Serena. Nella stessa squadra c’è anche una surfista australiana, omaggiata l’8 marzo con una muta firmata Rip Curl e una tavola in miniatura. Nel 2024 Mattel aveva già dedicato bambole a Federica Pellegrini e ad altre atlete, tra cui la ginnasta brasiliana Rebeca Andrade, protagonista a Parigi con quattro medaglie.

    Con Serena Williams, dunque, la Barbie conferma una strada precisa: trasformare le storie di talento e sacrificio in simboli da tenere in mano, per ricordare che il traguardo di una campionessa può diventare il sogno di qualcun’altra.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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