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    Home»Tennis»“Alcaraz si è rovinato il polso per copiare Djokovic”: la teoria che sta facendo discutere il tennis
    Tennis

    “Alcaraz si è rovinato il polso per copiare Djokovic”: la teoria che sta facendo discutere il tennis

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti16 Ottobre 2026 16:06Nessun commento3 Mins Read
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    Alcaraz agli US Open
    Alcaraz agli US Open
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    Sull’infortunio di Carlos Alcaraz si è già detto e scritto moltissimo, forse anche troppo. Eppure c’è una lettura che finora non era emersa e che sta animando il dibattito nel mondo del tennis. A proporla è Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams, oggi voce molto seguita grazie al suo podcast. Secondo lei, dietro i guai al polso del fuoriclasse spagnolo ci sarebbe qualcosa di meno banale di quanto sembri a prima vista: un tentativo di imitazione.

    Il problema fisico ha tenuto lontano Alcaraz dai campi per quasi cinque mesi, dal torneo di Barcellona fino agli US Open, e lo ha accompagnato con strascichi anche dopo il rientro. Stubbs sostiene che lo spagnolo, da sempre ammiratore del servizio di Novak Djokovic, abbia provato a replicarne la meccanica, allenandosi moltissimo per riuscirci. A forza di inseguire quel modello, la sua conclusione è che si sia infortunato. Secondo l’ex coach, i due colpi sono quasi sovrapponibili: entrambi hanno un movimento fluido ed elegante da guardare, ma ciò che funziona per il campione serbo non è detto che vada bene per un fisico e un gesto diversi.

    Nel dettaglio, Stubbs punta il dito contro un piccolo movimento del polso verso il basso, ripreso proprio da Djokovic, che avrebbe finito per comprometterne la mobilità. Modificare in modo così deciso il lavoro del polso nel servizio, ha spiegato, ha prodotto conseguenze evidenti, e quegli aggiustamenti avrebbero lasciato il segno. Per questo, a suo giudizio, Alcaraz continuerà purtroppo ad avere qualche difficoltà anche in futuro.

    Alcaraz battuto a Shangai
    Alcaraz battuto a Shangai

    L’ex allenatrice dice di aver notato i primi segnali già agli US Open, quando lo spagnolo ha giocato il doppio misto al fianco di Serena Williams: in quell’occasione il suo servizio le era sembrato privo della consueta potenza, un campanello d’allarme riconducibile proprio al polso. Da qui l’indicazione tecnica: Alcaraz deve assolutamente tornare a migliorare il servizio, perché sarà un fattore decisivo se vorrà davvero mettere pressione a Jannik Sinner, il rivale con cui si contende il vertice del circuito.

    Va ricordato che si tratta di un’opinione personale e non di una diagnosi medica: nessun dato clinico conferma il collegamento tra l’imitazione del servizio di Djokovic e l’infortunio. Intanto il momento di Alcaraz resta complicato anche sul campo. Nei giorni scorsi è uscito al torneo di Shanghai contro Bergs e si è sfogato dicendo di non poter giocare in quelle condizioni, mentre Zverev si avvicina matematicamente al numero uno del ranking.

    La teoria di Stubbs, comunque la si pensi, mette in luce un tema che il tennis conosce bene: quanto sia sottile il confine tra perfezionare un colpo e stravolgerlo. Per uno come Alcaraz, che ha costruito il proprio successo su talento, fantasia e potenza, ritrovare un servizio all’altezza sarà la chiave per tornare a sfidare i migliori. E, soprattutto, per riaprire la corsa a due con Sinner.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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