La battaglia legale tra la Juventus e Cristiano Ronaldo non è ancora finita. Cinque anni dopo l’addio del fuoriclasse portoghese, tornato al Manchester United nell’estate 2021, il club bianconero ha deciso di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione e ora attende la fissazione dell’udienza.
La mossa arriva dopo due verdetti sfavorevoli. Nell’aprile 2024 un collegio arbitrale aveva stabilito, a maggioranza, che il giocatore avesse diritto a 9,8 milioni di euro più interessi e rivalutazione, circa la metà dei quasi 19,6 milioni richiesti. La decisione era stata poi confermata dal giudice del lavoro di Torino, Gian Luca Robaldo. Per la Juventus, la Suprema Corte è l’ultima possibilità di ribaltare il risultato.
Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna tornare ai mesi del Covid. Allora la società raggiunse con la rosa un’intesa sulla cosiddetta manovra stipendi: i calciatori avrebbero rinunciato a alcune mensilità per aiutare i conti del club in piena emergenza sanitaria. Secondo l’accusa, però, quella rinuncia era soltanto di facciata.

Con Ronaldo i dirigenti firmarono nel 2021 un documento diventato celebre come la carta Ronaldo. Prevedeva il pagamento differito di 19,5 milioni di euro, il debito residuo dell’ingaggio lordo del giocatore. Quella cifra, tuttavia, non venne mai iscritta a bilancio.
Il documento è finito al centro dell’inchiesta della Procura di Torino che ha coinvolto i vertici bianconeri e ha portato alle dimissioni del presidente Andrea Agnelli e dell’intero consiglio di amministrazione. Dalle intercettazioni dell’indagine Prisma emerse anche una frase destinata a restare agli atti: l’accordo scritto, disse il responsabile dell’ufficio legale Cesare Gabasio all’allora direttore sportivo Federico Cherubini, “teoricamente non deve esistere”.
Il pagamento promesso non è mai arrivato. In quell’estate Ronaldo lasciò Torino per tornare in Inghilterra, e da allora la partita si gioca nelle aule di giustizia anziché sul campo. Il calciatore sostiene di avere diritto a quanto pattuito, mentre il club contesta le decisioni che finora lo hanno visto soccombere.
Il ricorso in Cassazione non entra nel merito dei fatti come un normale grado di giudizio, ma verifica la corretta applicazione del diritto. I tempi, inoltre, potrebbero non essere brevi, perché la data dell’udienza non è ancora stata fissata. Ancora una volta, dunque, la vicenda si prolunga e riporta l’attenzione su una delle pagine più controverse della storia recente del club.
