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    Home»Formula 1»Ad Austin arriva il cappello da cowboy gigante: 23 metri per puntare al Guinness dei primati
    Formula 1

    Ad Austin arriva il cappello da cowboy gigante: 23 metri per puntare al Guinness dei primati

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti16 Ottobre 2026 15:38Nessun commento3 Mins Read
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    Un cappello gigante per il gran premio di Austin
    Un cappello gigante per il gran premio di Austin
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    In Texas il cappello da cowboy non è un semplice accessorio: è un’istituzione. Ad Austin, però, è diventato il simbolo del Gran Premio, amatissimo dai tifosi della Formula 1, e quest’anno il Circuito delle Americhe decide di trasformare la tradizione in una vera attrazione da record. Sopra il Lone Star Land, una delle aree fan più grandi del tracciato, situata all’interno della pista, sorgerà infatti un cappello da cowboy gigante, lungo 23 metri e sostenuto da una struttura in fibra di vetro. Sotto di esso troverà posto un bar a tema.

    Il progetto porta la firma del presidente del circuito, Bobby Epstein, che al The Athletic ha spiegato di aver voluto un’attrazione turistica degna di entrare nel Guinness dei primati. Al posto della solita tenda, ha raccontato, ci sarà dunque una costruzione pensata per diventare un punto di riferimento fisso negli anni a venire. Un’opera che, secondo lui, i visitatori non dovranno assolutamente perdersi.

    L’omaggio alle radici texane non è una novità. Fin dal debutto in calendario, nel 2012, Austin ha costruito la propria identità attorno all’immaginario del West. L’anno scorso gli organizzatori avevano lanciato la Haturday, un gioco di parole che unisce hat, cappello, e saturday, sabato: i tifosi erano stati invitati a indossare il cappello da cowboy durante le qualifiche. Un invito raccolto con entusiasmo, tanto che l’idea ha convinto gli organizzatori a spingersi molto oltre, dalla moda sugli spalti all’architettura.

    Il Gran Premio degli Stati Uniti è ormai una tappa iconica del calendario, non solo per la F1 ma anche per la MotoGP. Tra i suoi estimatori c’è Lewis Hamilton, che nel 2023 lo ha inserito tra i suoi tracciati preferiti. Il pilota ha osservato che le piste nuove spesso non riescono a competere con i circuiti classici, mentre Austin è riuscita fin dall’inizio a offrire un’esperienza all’altezza, regalando gare spettacolari.

    Questo fascino ha permesso al tracciato texano di ritagliarsi uno spazio preciso tra le tre gare statunitensi del Mondiale. Epstein è convinto che Miami, Las Vegas e Austin siano tre eventi del tutto diversi tra loro, ciascuno con la propria personalità, e per questo non teme una sovrapposizione di pubblico: chi sceglie una tappa non rinuncia necessariamente alle altre.

    Con il cappello gigante, dunque, Austin punta a rafforzare la propria immagine in un campionato che cerca sempre nuove formule per coinvolgere i tifosi anche fuori dall’asfalto. Se l’impresa riuscirà davvero a conquistare un Guinness World Record resta da vedere, ma l’effetto scenico sembra garantito: in Texas, d’altra parte, tutto si fa in grande, e nel paddock come sulle tribune è già tempo di calarsi il cappello sugli occhi.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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