Il 7 luglio 1985 un diciassettenne tedesco, sconosciuto ai più e privo persino di una testa di serie, sollevava il trofeo più prestigioso del tennis mondiale. Boris Becker, nato a Leimen il 22 novembre 1967, batteva in finale l’americano Kevin Curren con il punteggio di 6-3, 6-7, 7-6, 6-4 e diventava, a 17 anni e 227 giorni, il più giovane vincitore nella storia del singolare maschile di Wimbledon. Un record che, a distanza di quattro decenni, nessuno è ancora riuscito a scalfire.
La sua non è stata una vittoria annunciata. Becker, infatti, arriva a Londra senza il peso delle aspettative, l’anno precedente si era addirittura ritirato al terzo turno per un infortunio, ma nel 1985 qualcosa cambia: prima il successo al Queen’s Club, poi un percorso a Wimbledon fatto di battaglie al quinto set contro avversari più esperti, tra cui Joakim Nyström e Tim Mayotte, e una vittoria ai quarti contro il francese Henri Leconte, reduce dall’eliminazione di Ivan Lendl. In semifinale piega Anders Järryd, prima di completare l’impresa contro Curren.
Quel trionfo, oltre a consacrare Becker come stella del circuito, ha riscrito i libri di storia dello sport: prima di allora, infatti, nessun tennista sotto i 18 anni aveva mai vinto un torneo del Grande Slam. Il soprannome Bum Bum, coniato per la potenza del suo servizio, diventa così sinonimo di un nuovo modo di intendere il tennis, più aggressivo e spettacolare, capace di attirare un pubblico sempre più vasto e di trasformare Becker in un’icona anche fuori dai campi da gioco.
Il primato assoluto di precocità nei tornei dello Slam, però, è destinato a durare appena quattro anni: nel 1989, infatti, è Michael Chang a superarlo, trionfando al Roland Garros a 17 anni e 110 giorni. A Wimbledon, però, il record di Becker resiste tuttora, nonostante generazioni di campioni precoci si siano succedute sull’erba di Church Road, da Rafael Nadal a Carlos Alcaraz, passando per lo stesso Jannik Sinner.
