Il caso legato alla squalifica sospesa di Folarin Balogun sta assumendo dimensioni sempre più politiche, arrivando a coinvolgere direttamente i vertici del calcio europeo. L’Uefa, guidata da Aleksander Čeferin, infatti, ha diffuso un comunicato dai toni durissimi contro la Fifa, accusando l’organismo internazionale di aver messo a rischio l’integrità e la credibilità della Coppa del Mondo in corso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.
Tutto ha avuto inizio quando l’attaccante statunitense è stato espulso durante la partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia, per un intervento su Muharemovic. La sanzione avrebbe dovuto costargli l’esclusione dagli ottavi di finale contro il Belgio, ma la Fifa ha deciso di sospendere l’applicazione della squalifica automatica per un periodo di prova di un anno, richiamandosi all’articolo 27 del proprio codice disciplinare. Una decisione che ha permesso a Balogun di scendere regolarmente in campo agli ordini del ct Pochettino, suscitando immediate reazioni indignate.
Da qui la nota diffusa attraverso i propri canali ufficiali, con cui l’Uefa ha parlato di una linea rossa ormai superata, sottolineando come il calcio si fondi su regole certe, alla base di una competizione onesta e trasparente. L’organismo ha aggiunto che, quando la certezza delle regole non è più garantita da chi dovrebbe tutelarle, l’integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità di una competizione viene minata. Nel comunicato, inoltre, si evidenzia il rischio di un pericoloso precedente per il prosieguo del torneo, dal momento che situazioni analoghe dovrebbero ora ricevere lo stesso trattamento, a danno della competizione stessa.
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A rendere la vicenda ancora più delicata, però, sono le indiscrezioni, riportate da diverse testate, tra cui il New York Times, secondo cui la decisione della Fifa sarebbe arrivata dopo un contatto telefonico tra il presidente statunitense Donald Trump e quello della Fifa Gianni Infantino, con l’obiettivo di ottenere la revoca della squalifica per uno dei giocatori più rappresentativi della nazionale a stelle e strisce. Una ricostruzione che ha spinto il commissario Ue allo Sport, Glenn Micallef, a ribadire che le decisioni sportive spettano agli organismi competenti e non alla politica, pur ammettendo, a titolo personale, di considerare la sospensione una scelta sbagliata.
Anche in Italia il caso ha generato ampio dibattito. Il neo presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha parlato di un precedente pericolosissimo, sottolineando come una decisione così sbilanciata rischi di intaccare il principio di meritocrazia alla base dello sport. Durissimo anche il commento dell’ex presidente Fifa Sepp Blatter, secondo cui i cartellini rossi non si annullano con telefonate politiche, ma con regole, prove e organi indipendenti. Il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, ha già presentato ricorso ufficiale contro il provvedimento, mentre il commissario tecnico Rudi Garcia ha affidato ai media il proprio sconcerto per la vicenda.
Per quanto riguarda la Fifa, al momento, ha chiesto a Belgio e Stati Uniti la documentazione relativa all’episodio, che verrà sottoposta a un membro esterno rispetto a Uefa e Concacaf, mentre il tempo stringe in vista della sfida degli ottavi di finale.
