È il 4 luglio 1952, durante la tappa del Tour de France che da Losanna conduceva all’Alpe d’Huez. Sulle pendici del Col du Galibier, una delle salite più dure e amate dal ciclismo internazionale, due acerrimi rivali si trovano fianco a fianco: Fausto Coppi, in maglia gialla, e Gino Bartali, suo connazionale e avversario di una vita. Il fotografo Carlo Martini, dell’agenzia Omega Fotocronache, immortal in quell’istante uno scambio destinato a diventare uno degli scatti più celebri dello sport italiano, i due campioni che si passano una bottiglia d’acqua, scambiata poi nella memoria collettiva per una borraccia.
La fotografia, pubblicata il 10 luglio 1952 su Sport Illustrato a corredo di un articolo, porta una didascalia che parla di un gesto di squadra: i due atleti che si scambiano l’acqua sulla strada verso il Galibier, prima dell’attacco decisivo di Coppi. Da quel momento, l’immagine si trasforma in simbolo universale di fair play, capace di superare le rivalità sportive e persino quelle politiche e sociali che, negli anni del secondo dopoguerra, dividevano l’Italia tra coppiani e bartaliani.
Il mistero che ha alimentato per decenni il fascino della foto, però,riguarda l’identità di chi, tra i due, abbia offerto da bere all’altro. Nessuno dei protagonisti ha mai voluto sciogliere definitivamente il dubbio: Coppi alludeva talvolta di essere stato lui il benefattore, mentre Bartali, anche dopo la morte del rivale, ha sempre fornito risposte ambigue, spesso con tono ironico. Alcuni elementi tecnici sembrano però propendere per il secondo. Nello scatto, il toscano conserva ancora diverse borracce sui portaborracce della bicicletta, mentre Coppi ne tiene in mano soltanto una, apparentemente vuota, segno che potrebbe averla appena ricevuta.
A complicare ulteriormente la vicenda, poi, è intervenuta, negli anni, anche la testimonianza di Vito Liverani, fotografo sportivo e poi proprietario dell’agenzia Omega Fotocronache, secondo cui la scena sarebbe stata in parte ricostruita: il gesto autentico si sarebbe verificato durante la tappa precedente, senza che nessun riuscisse a catturarlo, e il giorno successivo i due corridori avrebbero accettato di ripetere il passaggio della bottiglia su richiesta di un cineoperatore, per fissarlo definitivamente sulla pellicola.
Comunque sia andata, l’immagine resta uno dei riferimenti più citati della storia sportiva italiana, capace di raccontare non soltanto un episodio di sport, ma un’epoca intera, fatta di rivalità feroci e di rispetto reciproco. Come ha ricordato lo storico del ciclismo Roberto Livraghi, al di là di chi abbia realmente passato la bottiglia, il valore della fotografia resta nell’amore dei tifosi per due campioni capaci di trasformare un gesto quotidiano in un simbolo collettivo, tramandato di generazione in generazione.
