Nuova tempesta giudiziaria e sportiva per Alex Schwazer. L’ex campione olimpico della marcia è risultato positivo all’eritropoietina (EPO) dopo un controllo effettuato in Germania e ha annunciato di non voler affrontare un’altra lunga battaglia per difendere la propria posizione. Pur dichiarandosi innocente, il 41enne ha spiegato di non essere più disposto a sacrificare la propria vita privata e familiare per anni di ricorsi e procedimenti.
“Lo sport è bello, io non ho più fiducia nel sistema. Dopo Rio sono stati 5 anni a passare le nottate a leggere le memorie, cercare di controbattere, sfinirsi perché le provette non venivano mandate. Dico solo alcune cose perché non sapete quello che si passa. Io questa roba non la voglio più fare: basta. Non voglio mettere a rischio la mia vita, da uomo, da marito, da padre. Lo sportivo non me ne frega più nulla. Possono fare quello che vogliono. Ognuno ha un limite di sopportazione, dove si può arrivare. Io già molto vicino un paio di volte, non le voglio più rivivere queste robe. Chiudo qui“.

La vicenda nasce dal controllo antidoping effettuato dopo la gara disputata il 26 aprile nei campionati tedeschi, nei quali Schwazer aveva ottenuto un risultato di rilievo. L’agenzia antidoping tedesca ha comunicato la presunta positività all’EPO, sostanza vietata che aumenta la produzione di globuli rossi e migliora la resistenza fisica. In seguito alla notifica ricevuta nei giorni scorsi, l’atleta è stato sospeso in via cautelare mentre il caso segue il suo iter disciplinare.
L’ex marciatore ha sostenuto di non avere alcuna spiegazione per la presenza dell’EPO nel campione analizzato, ma ha anche chiarito di non voler più concentrare la propria esistenza sulla ricerca di una risposta. A differenza di quanto accaduto negli anni successivi al caso che lo escluse dai Giochi di Rio 2016, questa volta il suo approccio appare radicalmente diverso.
L’olimpionico di Pechino 2008 ha spiegato che oggi le sue priorità sono la famiglia, il lavoro e la serenità personale. Dopo oltre un decennio trascorso tra tribunali sportivi, perizie, ricorsi e contestazioni delle procedure antidoping, ritiene di aver raggiunto il limite di ciò che è disposto a sopportare sul piano psicologico. Per questo motivo ha dichiarato di non voler intraprendere nuove guerre giudiziarie che potrebbero trascinarsi per anni.
Una parte centrale della conferenza è stata dedicata alla questione delle provette conservate dopo il controllo. Schwazer e il suo staff hanno sostenuto di aver richiesto ulteriori garanzie durante il prelievo. Secondo la ricostruzione fornita dall’atleta e dai suoi legali, sarebbe stata ottenuta una quantità residua di urina conservata separatamente, mentre una richiesta analoga relativa al sangue non sarebbe stata accolta. Proprio su questo punto si concentra la strategia della difesa.
L’avvocato Gerhard Brandstätter ha spiegato che verranno richieste le controanalisi solo se sarà autorizzato anche l’esame del campione conservato separatamente. Secondo il legale, una verifica completa sarebbe necessaria per garantire la massima trasparenza e per accertare ogni elemento utile alla ricostruzione dei fatti. In caso contrario, Schwazer sarebbe orientato a rinunciare a ulteriori iniziative difensive.
Nel corso dell’incontro è stato letto anche un messaggio di Sandro Donati, storico allenatore e figura centrale nella precedente battaglia legale dell’atleta. Donati ha espresso sorpresa e amarezza per la nuova positività, ricordando di aver ottenuto la conservazione di un campione aggiuntivo di urina e auspicando che possa essere analizzato.
