Una nuova, drammatica accusa di doping si abbatte su Alex Schwazer. La NADA Germania, l’Agenzia nazionale antidoping tedesca, ha temporaneamente sospeso il marciatore altoatesino e avviato un procedimento disciplinare ai sensi del Codice mondiale antidoping. La sostanza contestata è la stessa che nel 2012 aveva segnato il primo capitolo della sua tormentata vicenda: l’eritropoietina, meglio nota come Epo.
Il controllo incriminato risale al 27 aprile 2026, subito dopo i campionati tedeschi di marcia su strada disputati a Kelsterbach, località vicino a Francoforte. In quella gara Schwazer aveva trionfato con un tempo di 3 ore, 1 minuto e 55 secondi sulla nuova distanza di 42,195 chilometri, stabilendo di gran lunga la miglior prestazione italiana di sempre. Una performance che aveva riacceso i riflettori sul quarantunenne bolzanino e fatto persino ipotizzare una sua partecipazione agli Europei di Birmingham.
Secondo quanto comunicato dalla NADA Germania, però, tracce di eritropoietina sono state rilevate sia nei campioni di urina che in quelli di sangue dell’atleta. La sostanza è classificata come S.2 nella lista delle sostanze proibite dell’Agenzia mondiale antidoping. L’agenzia tedesca ha inoltre presentato denuncia alla procura competente, poiché in Germania, come in Italia, il doping costituisce reato penale e prevede sanzioni pesanti.
Ancora un’accusa di doping per l’atleta italiano Alex Schwazer. È la terza volta nella carriera del 41enne marciatore. L’ufficializzazione è arrivata tramite un comunicato della Nada, l’Agenzia Nazionale Antidoping della Germania.
Il bolzanino è risultato positivo all’Epo – come… pic.twitter.com/xtNaHLRqHz
— La Stampa (@LaStampa) June 22, 2026
Per Alex Schwazer, dunque, si tratta della terza accusa di doping in carriera, un evento rarissimo nel panorama sportivo internazionale: la prima positività risale al 2012, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra. All’epoca il marciatore, medaglia d’oro nella 50 chilometri a Pechino 2008, si dichiarò colpevole e decise di collaborare con la giustizia, affidandosi all’allenatore Sandro Donati per preparare il suo ritorno.
Il secondo caso è esploso il primo gennaio 2016, quando Schwazer risultò positivo al testosterone sintetico. Questa volta l’atleta si dichiarò innocente, dando il via a una lunga battaglia legale contro la Wada e il sistema dei controlli antidoping mondiale. Il caso presentava numerose anomalie: l’urina era stata inviata al laboratorio di Colonia con l’indicazione Racines, il paese natale di Schwazer, quando le analisi dovrebbero essere anonime. Inoltre, la concentrazione di DNA nelle urine risultava anomala, fatto confermato dal comandante del Ris dei carabinieri di Parma, Giampietro Lago, che aveva parlato di valori non corrispondenti a una fisiologia umana.
Nel 2021 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano aveva disposto l’archiviazione del procedimento penale per non aver commesso il fatto, riconoscendo ufficialmente l’innocenza di Schwazer. Tuttavia, mentre per la giustizia italiana il marciatore non si era dopato nell’inverno 2015-2016, per la Wada e la World Athletics la squalifica rimaneva valida. L’atleta non ha mai ottenuto il permesso di tornare a gareggiare ai massimi livelli, vedendo naufragare il sogno delle Olimpiadi di Parigi 2024 quando il Tas ha respinto la richiesta di sospensione della squalifica.
Schwazer era tornato in attività nel 2025, per passione più che per professione, allenandosi nei ritagli di tempo oltre al lavoro e alla famiglia. La sua prestazione in Germania aveva fatto sperare in un finale diverso per una carriera segnata da troppi punti interrogativi. Ora questa ennesima positività rischia di chiudere definitivamente ogni scenario.
