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    Home»Ciclismo»Gli italiani che hanno vinto il Tour de France: una storia lunga un secolo
    Ciclismo

    Gli italiani che hanno vinto il Tour de France: una storia lunga un secolo

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti5 Luglio 2026 14:00Nessun commento3 Mins Read
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    Ciclista al tour de France
    Ciclista al tour de France - Magnific
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    Mentre il Tour de France 2026 sta per prendere il via il 4 luglio con arrivo a Parigi il 26, è il momento giusto per ripercorrere la storia degli italiani che sono riusciti a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Grande Boucle, la corsa a tappe più prestigiosa al mondo.

    Il primo trionfo azzurro risale al 1924 e porta la firma di Ottavio Bottecchia, che bissa il successo anche l’anno successivo. Un’impresa straordinaria per l’epoca, che aprì la strada a una lunga tradizione di ciclismo italiano capace di competere ai massimi livelli internazionali.

    Dopo Bottecchia, però, è la volta di un grande campione capace di incarnare l’eroe popolare: si tratta di Gino Bartali, che si consacra una delle leggende della corsa francese vincendo nel 1938 e poi, dieci anni più tardi, nel 1948, in un’edizione che resta storica anche per il contesto politico e sociale dell’Italia del dopoguerra. Il Ginettaccio toscano è tuttora ricordato non solo per le sue vittorie sportive, ma anche per il ruolo che avrebbe avuto, secondo diverse ricostruzioni storiche, nell’aiutare famiglie ebree durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Il grande rivale di Bartali, Fausto Coppi, il Campionissimo, invece, conquista il Tour de France due volte, nel 1949 e nel 1952, dove viene scattata la famosa foto in cui si passa la borraccia con Bartali. In entrambe le occasioni vince anche il Giro d’Italia, realizzando la storica doppietta Giro-Tour, un’impresa che all’epoca pochissimi corridori erano riusciti a completare.

    Arrivano gli anni ’60, il boom economico e con loro anche Felice Gimondi, che riporta il tricolore sul gradino più alto del podio parigino, trionfando nel 1965 al suo esordio assoluto nella corsa, appena ventiduenne. Oltretutto, ottiene un altro grande traguardo: resta uno dei pochissimi corridori della storia ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri (Giro, Tour e Vuelta) e il Campionato del Mondo.

    Da quel 1965, però si deve attendere molto prima di vedere un altro italiano in maglia gialla tagliare il traguardo a Parigi. Nel 1998, infatti, Marco Pantani, realizza la doppietta Giro-Tour, diventando l’ultimo corridore capace di vincere entrambe le corse nella stessa stagione. Da allora, sono passati oltre 25 anni senza un successo italiano nella classifica generale della Grande Boucle.

    Guardando al presente, la spedizione azzurra al Tour de France 2026 conterà su 12 corridori, uno in più rispetto alla scorsa edizione. Tra i nomi più attesi ci sono Antonio Tiberi, che punterà alla classifica generale, e Filippo Ganna, atteso protagonista nelle prove a cronometro. L’ultimo italiano ad aver sfiorato la top-10 della generale resta Giulio Ciccone, undicesimo nel 2024: un traguardo che testimonia quanto sia diventato difficile, negli ultimi anni, competere ai vertici assoluti della corsa francese per i corridori italiani.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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