Il 3 ottobre 1995 la giuria emise un verdetto che avrebbe segnato la storia giudiziaria americana: O.J. Simpson venne assolto dall’accusa di duplice omicidio. Una decisione che ha lasciato dietro di sé strascichi polemici, dividendo irreparabilmente gli americani in innocentisti e colpevolisti.
Dopo 253 giorni di processo, descritto come il più pubblicizzato nella storia degli Stati Uniti, bastarono meno di quattro ore per sentenziare l’innocenza dell’ex leggenda del football americano, soprannominato The Juice. Secondo i giurati, non esistevano elementi di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
La vicenda aveva avuto inizio nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1994, quando Nicole Brown Simpson, ex moglie del giocatore, e Ronald Lyle Goldman furono trovati uccisi davanti al condominio dove la donna risiedeva, all’875 di South Bundy Drive nella zona di Brentwood a Los Angeles. Nicole aveva cenato con la madre al ristorante Mezzaluna. Ron Goldman, cameriere venticinquenne dello stesso locale, si era offerto di riportarle gli occhiali da sole che la madre aveva dimenticato sul tavolo.
Le prove raccolte sulla scena del crimine portarono rapidamente la polizia a sospettare di Simpson, su cui gravavano precedenti denunce da parte della moglie per maltrattamenti domestici. Nel 1989 era già stato accusato di violenze coniugali. Il Los Angeles Police Department scoprì che Simpson aveva preso un aereo diretto a Chicago alle 23:45 del 12 giugno. Alla notizia della morte dell’ex moglie, tornò a Los Angeles nel pomeriggio del 13 giugno, fu ammanettato e portato alla centrale di polizia per essere interrogato, ma venne rilasciato poche ore dopo.
Il 14 giugno Simpson assunse come avvocato Robert Shapiro. In seguito al ritrovamento in giardino di macchie di sangue compatibili con quello di Simpson, i sospetti della polizia aumentarono e nella notte tra il 16 e il 17 giugno fu formulata l’accusa di duplice omicidio di primo grado. La mattina del 17 giugno, intorno alle 8:30, la polizia telefonò a Shapiro chiedendo che l’accusato si consegnasse spontaneamente entro le 11, termine dopo il quale sarebbe stato considerato un fuggitivo.
Quello che accadde dopo trasformò il caso in un fenomeno mediatico senza precedenti. Simpson era ospite a casa dell’amico Robert Kardashian nella San Fernando Valley, dove aveva passato la notte. Quando la polizia giunse sul posto alle 11, trovò Shapiro, Kardashian e alcuni medici, ma non Simpson, che nel frattempo era scappato dalla porta sul retro insieme all’amico ed ex compagno di squadra Al Cowlings. Gli avvocati tennero una conferenza stampa annunciando la fuga e ipotizzando che Simpson potesse tentare il suicidio, dato che gli era stata diagnosticata una forte depressione.
Intorno alle 14 il comandante David Gascon della polizia di Los Angeles annunciò pubblicamente che Simpson era ricercato per duplice omicidio. Nel pomeriggio la polizia intercettò la Ford Bronco bianca di Cowlings sull’Autostrada 405, diretta verso la Contea di Orange, dando così inizio a un lento inseguimento sulle autostrade di Los Angeles. La NBC interruppe addirittura la diretta della partita tra Houston Rockets e New York Knicks di gara 5 delle NBA Finals 1994 e dell’inaugurazione del Campionato mondiale di calcio 1994 per trasmettere l’inseguimento.
Il processo ufficialmente noto come People of the State of California v. Orenthal James Simpson venne condotto presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles. Tra le immagini più celebri del processo ci fu quella dei guanti di pelle nera ritenuti collegati agli omicidi: uno era stato trovato sulla scena del crimine, l’altro nella proprietà di Simpson. In aula, l’ex campione di football provò i guanti davanti alla giuria, ma sembrarono non calzargli. La scena divenne uno dei momenti simbolo del processo e l’avvocato Johnnie Cochran la trasformò in uno slogan destinato a entrare nella storia: “If it doesn’t fit, you must acquit“, ovvero se non calzano, dovete assolverlo.
Al termine della vicenda giudiziaria, il verdetto del 3 ottobre 1995 assolse Simpson dall’accusa penale. O.J. Simpson festeggiò tra due dei suoi legali, F. Lee Bailey e Johnnie Cochran. La storia non si concluse però con l’assoluzione penale.
Due anni dopo, nel 1997, Simpson venne giudicato colpevole nella causa civile intentata dalle famiglie delle vittime. Il caso O.J. Simpson ha ispirato numerosi film e serie televisive, diventando un simbolo delle contraddizioni del sistema giudiziario americano e delle divisioni razziali e sociali del paese.
