Una pausa nazionali di tre settimane è un evento inedito per il calcio italiano. I campionati si fermano fino al weekend del 9-10-11 ottobre, mentre le Nazionali europee affrontano ben quattro partite di Nations League. Una situazione eccezionale che pone una domanda: questa lunga sosta può aiutare i calciatori a recuperare energie oppure rischia di far perdere loro ritmo e condizione?
A rispondere a Gazzetta è Vincenzo Pincolini, ex preparatore atletico di Milan e Nazionale italiana, oggi impegnato con la Lettonia proprio in Nations League. La sua esperienza ai massimi livelli permette di osservare da vicino entrambe le situazioni: chi resta nei club e chi, invece, continua a giocare con la propria Nazionale.
Le società di Serie A hanno scelto strategie differenti. L’Inter ha concesso alla squadra otto giorni di riposo completo, la Lazio cinque, mentre altri club hanno preferito mantenere un lavoro più continuativo. Per chi non è stato convocato, diverse società hanno programmato anche amichevoli, con l’obiettivo di non perdere completamente il ritmo partita.
Secondo Pincolini, però, il riposo può rappresentare un’opportunità importante. Le prime settimane di campionato sono state caratterizzate da partite ravvicinate e carichi di lavoro elevati: qualche giorno di pausa permette di smaltire la fatica accumulata e recuperare anche dal punto di vista mentale. Il problema può arrivare se lo stop diventa troppo lungo e non viene accompagnato da un adeguato lavoro di mantenimento.

Per chi resta nei club, quindi, la parola chiave è equilibrio. Gli allenamenti possono alternare lavoro aerobico, attività tecnico-tattica e sedute a intensità controllata. Le amichevoli servono invece a restituire ai giocatori quella componente competitiva che inevitabilmente viene a mancare senza partite ufficiali.
Completamente diversa la situazione di chi parte con le Nazionali. Quattro partite in tre settimane, unite agli spostamenti e, nel caso dei sudamericani, anche ai viaggi intercontinentali, possono aumentare sensibilmente il carico fisico. Recupero, gestione dei minuti e comunicazione tra gli staff diventano quindi fondamentali per evitare sovraccarichi e infortuni.
Anche l’alimentazione assume un ruolo importante. Chi resta a casa deve continuare a seguire un regime adeguato, evitando che i giorni di riposo si trasformino in un periodo di inattività totale. Chi invece gioca con la Nazionale deve garantire un apporto energetico sufficiente per sostenere gare ravvicinate e recuperare tra una partita e l’altra.
La pausa può inoltre diventare preziosa per gli infortunati. Tre settimane senza impegni ufficiali permettono di dedicare più tempo alla riabilitazione e al lavoro individuale, senza dover incastrare il recupero tra una gara e l’altra.
Secondo Pincolini, alla ripresa potrebbe emergere anche un altro fattore: le squadre con pochi nazionali potrebbero arrivare più preparate delle big. I gruppi rimasti nei club hanno potuto lavorare insieme per tre settimane, mentre le grandi squadre ritroveranno molti titolari soltanto a ridosso della ripresa.
La pausa, dunque, è un’arma a doppio taglio. Può permettere di recuperare energie e infortunati, ma anche far perdere ritmo competitivo. Per chi continua a giocare, invece, la sfida sarà gestire la fatica. Alla fine, a fare la differenza sarà la capacità degli staff di personalizzare il lavoro in base alle esigenze di ogni calciatore.
