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    Home»Calcio»Perché le U20 della Corea del Nord sono forti? Il segreto è un meccanismo (quasi) perfetto
    Calcio

    Perché le U20 della Corea del Nord sono forti? Il segreto è un meccanismo (quasi) perfetto

    RedazioneBy Redazione24 Settembre 2026 14:00Nessun commento6 Mins Read
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    bandiera Corea del Nord affiancata a un pallone
    bandiera Corea del Nord affiancata a un pallone
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    La Corea del Nord è in finale al Mondiale femminile di calcio Under 20. Domenica 27 settembre, a Łódź, la selezione nordcoreana affronterà la Spagna per il titolo, dopo aver battuto la Colombia 3-0 in semifinale. Le spagnole hanno invece eliminato l’Italia con un 2-0.

    La finale, però, è soltanto l’ultimo capitolo di una storia che nel calcio femminile giovanile dura ormai da decenni. La Corea del Nord è una delle grandi potenze mondiali delle categorie giovanili: dal 2006 ha conquistato sette titoli iridati tra Under 17 e Under 20 e domenica potrebbe aggiungere l’ottavo. Nel 2024, inoltre, aveva realizzato una doppietta storica vincendo nello stesso anno entrambi i Mondiali giovanili. Nel 2025 è arrivato anche il quarto titolo mondiale Under 17.

    Ma perché la Corea del Nord è così forte nel calcio femminile?

    La domanda è inevitabile. Come può un Paese relativamente piccolo e politicamente isolato aver costruito una nazionale giovanile capace di competere con le migliori scuole calcistiche del mondo?

    La risposta non è in una singola generazione di fenomeni. Il calcio femminile nordcoreano è il risultato di un progetto costruito nell’arco di decenni, con una particolare attenzione alla formazione delle giocatrici fin dalla giovane età.

    La Corea del Nord ha iniziato a investire con decisione nel calcio femminile tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, quando il movimento internazionale era ancora lontano dai livelli di popolarità e investimento raggiunti oggi. Lo sport è diventato anche uno strumento per aumentare il prestigio internazionale del Paese e il calcio femminile ha assunto un ruolo centrale all’interno di questo progetto.

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    La selezione dei talenti comincia molto presto

    Uno degli elementi caratteristici del sistema nordcoreano è la ricerca precoce dei talenti. Le giovani giocatrici vengono individuate attraverso il sistema scolastico e sportivo e quelle considerate più promettenti possono essere indirizzate verso strutture specializzate.

    Un simbolo di questo modello è la Pyongyang International Football School, inaugurata nel 2013. La scuola è stata pensata per formare giovani calciatori e calciatrici attraverso un percorso che unisce istruzione e preparazione sportiva.

    Il sistema prevede selezioni e valutazioni periodiche. Le ragazze che dimostrano maggiori qualità possono continuare il percorso nelle strutture di livello superiore, mentre le migliori vengono indirizzate verso le squadre che alimentano le selezioni nazionali.

    È un modello molto diverso da quello di molti Paesi occidentali, dove il percorso verso una nazionale giovanile passa attraverso una rete molto più frammentata di società, accademie private e club professionistici.

    Un sistema costruito per accompagnare le giocatrici

    Il punto forse più interessante è la continuità tra le diverse categorie. La Corea del Nord non sembra costruire una Under 17 e una Under 20 come squadre completamente separate: le selezioni giovanili condividono principi di gioco, metodi di allenamento e una precisa identità calcistica.

    La FIFA ha evidenziato proprio questo aspetto del modello nordcoreano, sottolineando la continuità del lavoro tra le varie fasce d’età. Le giocatrici vengono quindi inserite molto presto in un percorso che può accompagnarle dalle prime selezioni fino alla nazionale maggiore.

    I risultati sono difficili da ignorare. La Corea del Nord ha vinto quattro volte il Mondiale Under 17 e tre volte quello Under 20. Nel 2024 è arrivata addirittura la doppietta, con le nordcoreane campionesse del mondo in entrambe le categorie.

    Il calcio femminile come progetto nazionale

    Un’altra caratteristica del modello nordcoreano è il forte coinvolgimento dello Stato. Nel Paese esistono squadre femminili legate alle principali organizzazioni sportive e militari e questo consente alle giocatrici di seguire percorsi di formazione molto strutturati.

    Il calcio femminile, inoltre, ha una lunga tradizione all’interno del sistema sportivo nordcoreano. Le ragazze più promettenti possono trasformare il talento sportivo in una vera carriera, con un percorso molto diverso da quello di una normale attività scolastica.

    Non significa, però, che ogni aspetto del sistema raccontato all’estero sia verificabile con la stessa precisione. Le informazioni disponibili sulla Corea del Nord sono spesso limitate e molte descrizioni relative alle condizioni di allenamento, alla vita quotidiana delle atlete o agli eventuali benefici concessi alle giocatrici provengono da testimonianze e reportage difficili da verificare in modo indipendente.

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    Il paradosso della nazionale maggiore

    Ed è qui che il fenomeno diventa ancora più curioso. Il dominio delle giovanili non si traduce automaticamente nello stesso dominio a livello senior.

    La nazionale maggiore nordcoreana è stata a lungo competitiva nel calcio femminile asiatico e internazionale, ma il suo percorso è stato condizionato dall’isolamento del Paese e da diversi periodi di assenza dalle competizioni.

    Nel 2011 cinque calciatrici nordcoreane risultarono positive ai controlli antidoping durante il Mondiale in Germania. La FIFA escluse successivamente la Corea del Nord dal Mondiale 2015 e la nazionale rimase per diversi anni lontana dalle principali competizioni internazionali.

    A complicare ulteriormente il percorso delle giocatrici adulte c’è anche la limitata possibilità di costruire una carriera nei campionati stranieri. Le sanzioni internazionali hanno infatti imposto forti restrizioni al lavoro dei cittadini nordcoreani all’estero, rendendo molto più difficile per le calciatrici accumulare esperienza nei principali campionati professionistici.

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    La Corea del Nord continua a produrre campionesse

    Il risultato è una situazione quasi paradossale: la Corea del Nord continua a dominare proprio nel momento della carriera in cui molte giocatrici internazionali devono ancora arrivare al grande calcio professionistico.

    La generazione che domenica affronterà la Spagna rappresenta l’ultimo prodotto di questo sistema. La squadra nordcoreana ha eliminato il Giappone, il Canada e poi la Colombia, arrivando alla finale del Mondiale Under 20 con una dimostrazione di solidità che conferma la tradizione della nazionale.

    Non c’è quindi una formula magica dietro il fenomeno nordcoreano. C’è un progetto sportivo costruito nel tempo, una selezione molto precoce dei talenti, strutture dedicate e una continuità tra le diverse categorie giovanili.

    È un modello difficilissimo da confrontare con quello europeo, anche per le enormi differenze politiche, economiche e sociali tra la Corea del Nord e gli altri Paesi. Ma una cosa è certa: quando si parla di calcio femminile giovanile, ignorare la Corea del Nord è ormai impossibile.

    E domenica 27 settembre, a Łódź, ci sarà l’ennesima prova. La Corea del Nord può conquistare il quarto Mondiale Under 20 della sua storia.

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    Redazione

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