Il 14 giugno 2026, in occasione dell’80esimo compleanno del presidente Donald Trump, la Casa Bianca ha ospitato un evento senza precedenti nella storia americana: un torneo della Ultimate Fighting Championship direttamente sul prato sud della residenza presidenziale. L’evento, denominato UFC Freedom 250 in onore del 250esimo anniversario degli Stati Uniti, ha trasformato uno dei luoghi più simbolici del potere americano in un’arena di arti marziali miste.
Migliaia di spettatori, selezionati attraverso una lotteria, hanno potuto assistere agli incontri da un’area appositamente allestita sull’Ellipse, ai piedi del Monumento a Washington: l’area di visione, dotata di maxischermi, aveva una capacità stimata di almeno 75mila persone. Per l’occasione, le forze di sicurezza hanno creato un cordone di oltre un chilometro quadrato intorno alla Casa Bianca, con centinaia di agenti della polizia di Washington, agenti federali e membri della Guardia Nazionale che hanno bloccato il traffico veicolare su Constitution Avenue.
Tra i partecipanti c’era George Sanchez, 19 anni di Los Angeles, che aveva dimenticato di essersi iscritto alla lotteria fino a quando non ha ricevuto un’email due mesi prima. Nonostante avesse assistito a sette o otto eventi UFC dal vivo, ha descritto questa esperienza come unica: “È super diverso. Hai la Casa Bianca sullo sfondo e tutto il resto”. Anche Kaan Sarican, un autista di Lyft di 29 anni recentemente immigrato dalla Turchia dopo aver vinto una lotteria per la green card, ha vissuto il suo primo evento UFC proprio grazie a questa occasione.
Durante gli incontri, il presidente Trump ha assistito dalla prima fila, interagendo con alcuni lottatori che hanno espresso pubblicamente il loro sostegno politico. Bo Nickal, vincitore di uno degli incontri, è uscito dall’Ottagono per stringere la mano a Trump, con cui ha dichiarato di aver giocato a golf. Prima del suo incontro, poi, anche Michael Chandler, un altro sostenitore, ha ricevuto un cenno di approvazione e un gesto di saluto dal presidente, prima di essere sconfitto dal brasiliano Mauricio Ruffy.
L’evento, però, ha generato polemiche significative per le scelte estetiche dei costumi. Tutti i fighter, infatti, hanno indossato tute e pantaloncini appositamente disegnati da Venum, il fornitore ufficiale della UFC, caratterizzati da strisce ondulate e stelle in combinazioni di rosso, bianco e blu che ricordano una bandiera americana astratta.
Tuttavia, Vanessa Friedman, critica di moda del New York Times, ha sollevato questioni sulla conformità di questi costumi al Flag Code, le linee guida federali per l’esposizione della bandiera americana. Il codice, infatti, stabilisce che la bandiera non può essere utilizzata come costume o uniforme atletica o come abbigliamento, biancheria da letto o tendaggio.
Durante una pausa tra gli incontri, poi, è stato trasmesso un breve video del presidente Ronald Reagan del 1986 per il Flag Day, in cui si onorava la storia della bandiera a stelle e strisce. La scelta di questo filmato storico ha ulteriormente alimentato le discussioni online sulla conformità degli outfit alla normativa federale, ricordando che esistono controversie di lunga data sull’uso commerciale e decorativo dei simboli nazionali americani.
