Il Mondiale di calcio 2026 è il più ricco della storia dello sport e questo non solo per il formato espanso a 48 squadre, ma per una cifra che lascia senza fiato: i 1.248 giocatori convocati dalle nazionali partecipanti, infatti, hanno un valore di mercato aggregato di 13 miliardi di euro, secondo le rilevazioni di Football Benchmark e Transfermarkt.
Un dato che fotografa l’evoluzione dell’industria calcistica, capace di crescere costantemente nonostante diverse crisi economiche e sociali vissute negli ultimi anni. Rispetto all’edizione del 2022 in Qatar, infatti, il valore delle prime dieci nazionali è aumentato di un miliardo di euro. Una progressione che riflette il ruolo sempre più centrale dei calciatori come elementi economici, amplificato dai social media e dalla loro capacità di raggiungere un pubblico globale senza barriere geografiche.
Il simbolo di questa nuova era è rappresentato da Lamine Yamal, il talento spagnolo del Barcellona che, a soli 18 ann,i ha già conquistato un Europeo da protagonista e due titoli della Liga. Non è un caso, dunque, che il suo valore di mercato è schizzato a 292 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a un anno fa, quando il club catalano lo ha blindato fino al 2031 con una clausola da un miliardo per una eventuale recessione.

Subito dietro di lui c’è Kylian Mbappé, l’attaccante del Real Madrid valutato 221 milioni di euro, che trascina la Francia al primo posto nella classifica delle nazionali più preziose dal punto di vista economico con una quotazione complessiva di 1,6 miliardi. La Spagna segue a ruota con 1,5 miliardi, mentre completano la top five Inghilterra, Germania e Portogallo: insieme, queste cinque nazionali rappresentano la metà del valore totale di tutte le 48 partecipanti, con 6,5 miliardi di euro.
La polarizzazione del valore è evidente anche guardando ai singoli giocatori: i primi cinque della graduatoria, Yamal, Mbappé, Haaland, Bellingham e Olise, valgono da soli l’8 per cento del totale dei 1.248 convocati. All’estremo opposto, invece, nazionali come Giordania e Qatar hanno una valutazione di appena 19 milioni di euro ciascuna. Una forbice che racconta due mondi calcistici paralleli, ma uniti dalla vetrina mondiale.

Questo Mondiale, però, segna anche l’ultimo ballo di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, i due fuoriclasse che hanno trasformato il calcio in un business globale nel corso di vent’anni. Dopo aver dominato l’Europa dei top club, entrambi hanno cercato nuovi territori, tra America e Medio Oriente, anticipando le mire espansionistiche dello sport che oggi trova negli Stati Uniti la sua vetrina perfetta.
Per quanto riguarda la Fifa, poi, questa punta a incassare ben 10 miliardi di dollari dall’edizione 2026, una cifra che nessun altro evento sportivo può vantare: per fare un confronto, l’Olimpiade di Parigi ne ha generati la metà. La progressione rispetto ai Mondiali precedenti, poi, è impressionante: si è passati da 2,3 miliardi nel 2006 a 3,7 nel 2010, 4,8 nel 2014, 5,4 nel 2018 e 6,3 nel 2022.
Il Mondiale 2026, dunque, rappresenta il manifesto di un’industria in continua espansione, dove talento sportivo e potere economico si intrecciano come mai prima d’ora. Un evento che, tra stelle emergenti e leggende al tramonto, tra record finanziari e disparità di valori, conferma il calcio come lo sport più seguito e monetizzato del pianeta.
