C’è qualcosa di cinematografico nel percorso di Rino Gattuso: un uomo che ha vinto tutto da calciatore, la Champions, il Mondiale, lo Scudetto, e che da allenatore ha sempre cercato, con la stessa ferocia, di lasciare un’impronta sui club che ha guidato. Ora quella tenacia approda all’Olimpico. La Lazio, infatti, lo ha ufficializzato come nuovo allenatore della prima squadra, affidandogli il compito di aprire un ciclo tecnico dopo la fine dell’era Maurizio Sarri, volato all’Atalanta.
Il comunicato del club biancoceleste non lascia spazio ai dubbi: «La S.S. Lazio S.p.A. comunica di aver affidato l’incarico di allenatore responsabile della Prima Squadra al sig. Gennaro Gattuso. La Società accoglie con soddisfazione il nuovo allenatore, nella convinzione che la sua esperienza, professionalità e determinazione possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi sportivi del Club». Parole misurate, istituzionali, ma che racchiudono una precisa dichiarazione d’intenti: la Lazio vuole tornare a essere protagonista, e per farlo ha scelto un allenatore che non conosce la parola rassegnazione.
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I dettagli dell’accordo sono stati definiti nel corso delle ultime settimane, quando il presidente Claudio Lotito e il direttore sportivo Angelo Fabiani hanno individuato in Gattuso il profilo ideale per raccogliere l’eredità di Sarri. La trattativa era di fatto chiusa da diversi giorni prima dell’annuncio ufficiale: il tecnico calabrese ha firmato un contratto biennale con scadenza al 30 giugno 2028, a fronte di uno stipendio da 1,5 milioni di euro netti a stagione. Cifre non stratosferiche per il panorama del calcio italiano di alto livello, ma coerenti con un progetto che punta sulla solidità e sulla continuità più che sull’effetto mediatico.
Per Gattuso si tratta di un ritorno significativo in Serie A da allenatore, dopo le stagioni al Milan, dove riportò i rossoneri in Champions League, e al Napoli, dove sfiorò lo scudetto e lasciò un’impronta tecnica ancora ricordata con affetto da molti tifosi partenopei. Nel mezzo, esperienze all’estero e l’incarico da commissario tecnico della Nazionale italiana, vissuto con la consueta intensità ma senza riuscire a lasciare il segno che avrebbe voluto.
Ora la Capitale, non un luogo semplice, ma forse proprio il tipo di contesto in cui Gattuso sa dare il meglio: dove servono carattere, chiarezza di idee e la capacità di trasmettere alla squadra quella fame agonistica che ha sempre contraddistinto prima il giocatore e poi il tecnico.
