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    Home»Calcio»Iran, i Mondiali più difficili della storia: restrizioni, gol annullati e un messaggio che ha fermato il mondo
    Calcio

    Iran, i Mondiali più difficili della storia: restrizioni, gol annullati e un messaggio che ha fermato il mondo

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti29 Giugno 2026 17:00Nessun commento2 Mins Read
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    Bandiera delll'Iran
    Bandiera dell'Iran - Unsplash
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    Si chiude con tre pareggi e un’eliminazione ai gironi l’avventura dell’Iran ai Mondiali 2026. Ma il bilancio della spedizione del Team Melli va ben oltre i numeri sul campo: quello che la nazionale iraniana ha vissuto in questo mese negli Stati Uniti è stato qualcosa di unico nella storia della Coppa del Mondo, un percorso segnato da ostacoli politici, logistici e sportivi che poche squadre avrebbero saputo affrontare con la stessa dignità.

    L’Iran era stato inserito nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Sulla carta, un girone difficile ma non impossibile. Nella realtà, però, la squadra guidata dal commissario tecnico Amir Ghalenoei ha dovuto fare i conti fin dall’inizio con una situazione senza precedenti. A causa delle tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran, il governo degli Stati Uniti ha imposto restrizioni durissime agli spostamenti della delegazione: i giocatori e lo staff potevano entrare nel Paese soltanto poche ore prima di ogni partita, con obbligo di lasciare il territorio americano immediatamente dopo il fischio finale. La base operativa era a Tijuana, in Messico, con continui trasferimenti aerei che hanno pesato enormemente sulla preparazione atletica.

    https://www.youtube.com/watch?v=Pl4kKARvBT8

    Ghalenoei non ha nascosto la frustrazione: i suoi ragazzi sono stati, a suo dire, la squadra più oppressa nella storia dei Mondiali. Una dichiarazione forte, ma difficile da smentire. Undici membri della delegazione si erano già visti negare il visto prima dell’inizio del torneo, e la federazione iraniana aveva presentato un reclamo formale alla FIFA, denunciando condizioni incompatibili con il principio di parità di trattamento tra tutte le squadre partecipanti.

    Nonostante tutto, l’Iran ha giocato. Ha pareggiato 2-2 con la Nuova Zelanda all’esordio al SoFi Stadium di Los Angeles, poi 0-0 con il Belgio, e infine 1-1 con l’Egitto in una partita che resterà nella memoria per i suoi epiloghi drammatici. Prima ancora di conoscere il proprio destino, dopo il pareggio con l’Egitto, però, i giocatori hanno lasciato un messaggio scritto sulla lavagna tattica dello spogliatoio del Lumen Field di Seattle, indirizzato alle squadre ancora in corsa: Veniamo dall’Iran… Una terra che, per migliaia di anni, ha valorizzato l’onore al di sopra della vittoria. Il fair play non è solo una regola del calcio; è l’anima del gioco. Un appello al rispetto sportivo che ha fatto il giro del mondo, e che resterà come uno dei momenti più toccanti di questi Mondiali 2026.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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