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    Home»Tennis»Sinner, ore decisive per gli US Open: il ginocchio fa paura, ecco cosa può succedere
    Tennis

    Sinner, ore decisive per gli US Open: il ginocchio fa paura, ecco cosa può succedere

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti19 Agosto 2026 16:00Nessun commento3 Mins Read
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    Sinner a Wimbledon 2026 mentre gioca CC BY 4.0
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    Dopo la vittoria a Wimbledon, Jannik Sinner non è più sceso in campo: niente Montreal, niente Cincinnati, e ora anche la partecipazione agli US Open resta avvolta nell’incertezza. Osservando il modo di comunicare del campione altoatesino, però, la scelta arriverà probabilmente solo quando sarà definitiva: se deciderà di giocare, partirà direttamente per New York senza troppi annunci; se invece rinuncerà, lo farà sapere per tempo, come sempre accaduto in passato.

    Al centro del dilemma c’è un problema al ginocchio destro, legato più a un sovraccarico che a un vero e proprio trauma. La domanda che tormenta Jannik in queste settimane è tanto semplice quanto complessa: vale di più uno Slam oggi o una carriera senza problematiche croniche domani? Un interrogativo che, curiosamente, accomuna anche il suo grande rivale Carlos Alcaraz, fermo dalla metà di aprile per un infortunio al polso che, se gestito male, potrebbe avere ripercussioni a lungo termine, come confermato dallo staff medico dello spagnolo. Alcaraz ha ripreso a colpire la palla solo dopo Wimbledon, ma anche per lui la partecipazione allo Slam newyorkese resta tutt’altro che scontata.

    Proprio la sfida con Alcaraz, fermo al momento sul punteggio di 7 a 5 negli Slam vinti tra i due, alimenta ulteriormente i dubbi di Sinner. L’azzurro non gioca dalla finale di Wimbledon vinta contro Zverev il 12 luglio, ma resta comunque considerato competitivo anche senza tornei di avvicinamento, soprattutto in un contesto in cui potrebbe mancare proprio il suo principale rivale. Sinner potrebbe contare su un margine per usare la prima settimana come rodaggio, ma nella rivalità con lo spagnolo, dove sono ormai gli Slam a fare la differenza, la parola longevità pesa più del breve termine: entrambi ritengono che il proprio picco tennistico arriverà attorno ai 29 anni, ed è per questo che nessuno dei due vuole rischiare problemi cronici.

    Sinner con il trofeo di Wimbledon
    Sinner con il trofeo di Wimbledon – Facebook

    Nei giorni scorsi si è parlato di un allenamento al Circolo della Stampa Sporting di Milano, ma più che una vera sessione di gioco sarebbe stato un test sugli spostamenti. Resta quindi da capire l’obiettivo reale: scendere in campo solo al 100% della forma, oppure provare comunque a giocare convivendo con il dolore.

    Se a metà luglio la preoccupazione non era elevata, dal 4 agosto, giorno della visita al Physioclinic di Milano, la situazione si è fatta più delicata, con ulteriori controlli effettuati anche al J Medical di Torino. Con il main draw dello US Open in programma domenica 30 agosto, i tempi per una decisione ponderata ci sono ancora. Ma se Sinner dovesse scegliere di non esserci, significherebbe semplicemente che non c’erano alternative migliori: nelle scelte più importanti della sua carriera, del resto, l’azzurro ha quasi sempre avuto ragione.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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