Dopo la vittoria a Wimbledon, Jannik Sinner non è più sceso in campo: niente Montreal, niente Cincinnati, e ora anche la partecipazione agli US Open resta avvolta nell’incertezza. Osservando il modo di comunicare del campione altoatesino, però, la scelta arriverà probabilmente solo quando sarà definitiva: se deciderà di giocare, partirà direttamente per New York senza troppi annunci; se invece rinuncerà, lo farà sapere per tempo, come sempre accaduto in passato.
Al centro del dilemma c’è un problema al ginocchio destro, legato più a un sovraccarico che a un vero e proprio trauma. La domanda che tormenta Jannik in queste settimane è tanto semplice quanto complessa: vale di più uno Slam oggi o una carriera senza problematiche croniche domani? Un interrogativo che, curiosamente, accomuna anche il suo grande rivale Carlos Alcaraz, fermo dalla metà di aprile per un infortunio al polso che, se gestito male, potrebbe avere ripercussioni a lungo termine, come confermato dallo staff medico dello spagnolo. Alcaraz ha ripreso a colpire la palla solo dopo Wimbledon, ma anche per lui la partecipazione allo Slam newyorkese resta tutt’altro che scontata.
Proprio la sfida con Alcaraz, fermo al momento sul punteggio di 7 a 5 negli Slam vinti tra i due, alimenta ulteriormente i dubbi di Sinner. L’azzurro non gioca dalla finale di Wimbledon vinta contro Zverev il 12 luglio, ma resta comunque considerato competitivo anche senza tornei di avvicinamento, soprattutto in un contesto in cui potrebbe mancare proprio il suo principale rivale. Sinner potrebbe contare su un margine per usare la prima settimana come rodaggio, ma nella rivalità con lo spagnolo, dove sono ormai gli Slam a fare la differenza, la parola longevità pesa più del breve termine: entrambi ritengono che il proprio picco tennistico arriverà attorno ai 29 anni, ed è per questo che nessuno dei due vuole rischiare problemi cronici.

Nei giorni scorsi si è parlato di un allenamento al Circolo della Stampa Sporting di Milano, ma più che una vera sessione di gioco sarebbe stato un test sugli spostamenti. Resta quindi da capire l’obiettivo reale: scendere in campo solo al 100% della forma, oppure provare comunque a giocare convivendo con il dolore.
Se a metà luglio la preoccupazione non era elevata, dal 4 agosto, giorno della visita al Physioclinic di Milano, la situazione si è fatta più delicata, con ulteriori controlli effettuati anche al J Medical di Torino. Con il main draw dello US Open in programma domenica 30 agosto, i tempi per una decisione ponderata ci sono ancora. Ma se Sinner dovesse scegliere di non esserci, significherebbe semplicemente che non c’erano alternative migliori: nelle scelte più importanti della sua carriera, del resto, l’azzurro ha quasi sempre avuto ragione.
