Oggi Ali Dia compie 61 anni. Il suo nome potrà non dire molto, ma è legato a uno degli episodi più assurdi della storia del calcio internazionale. Per 53 minuti, infatti, pur essendo un giocatore dilettante, e quindi senza avere il livello necessario per giocare tra i professionisti, riuscì a indossare la maglia del Southampton in Premier League. Era il 23 novembre 1996 e Ali Dia fu presentato all’allenatore Graeme Souness come un calciatore raccomandato da George Weah.
Il problema era semplice: George Weah non lo conosceva affatto. La telefonata che aveva convinto il Southampton era arrivata da una persona che si era spacciata per il fuoriclasse liberiano. Da quel momento, quella storia è diventata uno dei casi più incredibili nella storia del calcio inglese.
Ali Dia, nato in Senegal nel 1965, aveva alle spalle una carriera lontanissima dagli standard della massima serie inglese. Dopo alcune esperienze nelle categorie inferiori francesi e in Finlandia, aveva giocato anche in Germania, senza mai attirare l’attenzione dei grandi club. La svolta arrivò quando cercò di sfruttare la notorietà di Weah, allora uno dei giocatori più famosi del mondo e Pallone d’Oro nel 1995.
La strategia era sorprendentemente semplice. Un complice telefonava alle società fingendosi Weah e presentava Dia come un suo parente e come un calciatore con esperienze prestigiose. Il piano non funzionò con tutti: Harry Redknapp al West Ham capì rapidamente che qualcosa non tornava e anche altri club sottoposero il giocatore a prove poco convincenti. Al Southampton, però, la situazione era diversa.
La squadra allenata da Souness aveva diversi attaccanti indisponibili e la raccomandazione di un campione del calibro di Weah contribuì a convincere il tecnico a concedere una possibilità a Dia. Il giocatore firmò un contratto a breve termine e si allenò con la squadra. Secondo il racconto di Matt Le Tissier, uno dei simboli del Southampton, le sue qualità emersero immediatamente in negativo: Dia appariva nettamente al di sotto del livello richiesto.
A cambiare tutto fu un imprevisto. Un’amichevole contro le riserve dell’Arsenal, che avrebbe potuto servire per valutarlo, venne annullata a causa del maltempo. Così Dia arrivò alla partita ufficiale praticamente senza essere stato sottoposto a un vero test.
Il 23 novembre, al The Dell, il Southampton affrontò il Leeds. Dopo poco più di mezz’ora Le Tissier fu costretto a uscire per infortunio. Souness scelse proprio Dia per sostituirlo, affidandogli una delle occasioni più improbabili mai capitate a un giocatore arrivato dal nulla.
L’esordio durò 53 minuti. Dia ebbe anche un’occasione per segnare, ma il suo tiro venne respinto dal portiere. Per il resto, la prestazione fu così negativa da convincere Souness a sostituirlo all’85’. Il Southampton perse 2-0.
La vicenda esplose definitivamente quando emerse la verità sulla falsa identità. Weah negò di conoscere Dia e la federazione senegalese non confermò le presunte esperienze internazionali attribuite al giocatore. Il Southampton rescisse quindi il contratto pochi giorni dopo.
La carriera professionistica di Dia non decollò mai. Passò al Gateshead, nelle categorie non professionistiche inglesi, dove segnò due gol in otto presenze prima di lasciare il calcio. In seguito cambiò completamente vita: si laureò in business studies alla Northumbria University nel 2001 e ottenne successivamente un master in economia aziendale alla San Francisco State University.
Il paradosso è che proprio quei 53 minuti hanno reso Ali Dia immortale. Non per i gol, non per i trofei e nemmeno per il talento, ma perché dimostrarono quanto potesse essere fragile il sistema dei controlli nel calcio dell’epoca. Prima dei database digitali, dei video online e delle verifiche istantanee, una telefonata attribuita alla persona giusta poteva ancora aprire una porta apparentemente impossibile.
