C’è un posto nel calendario della Formula 1 dove le monoposto corrono praticamente tra le dune, il vento può portare la sabbia sull’asfalto e alcune curve sembrano uscite da un circuito americano. È Zandvoort, il tracciato che ospita il Gran Premio d’Olanda e che torna protagonista con una storia ormai destinata a chiudersi: l’edizione 2026 sarà infatti l’ultima della Formula 1 sul circuito olandese.
Ma cosa rende Zandvoort così particolare? Molto più del semplice fatto di essere la casa di Max Verstappen. Il circuito è nato come pista permanente nel dopoguerra e il primo Gran Premio d’Olanda valido per il Mondiale si disputò nel 1952. Dopo una lunga assenza, poi, Zandvoort è tornato stabilmente nel calendario nel 2021, diventando in pochi anni uno degli appuntamenti più riconoscibili della stagione.
La prima caratteristica che colpisce è il paesaggio. Zandvoort si trova sulla costa olandese, immerso nelle dune e a poca distanza dal Mare del Nord. Non è soltanto una questione estetica: il vento può trasportare sabbia sulla pista, modificando il livello di aderenza anche nel giro di poche ore. Per i piloti significa affrontare un asfalto che può cambiare comportamento tra una sessione e l’altra.
Poi ci sono le curve sopraelevate, una delle grandi particolarità del tracciato moderno. La più famosa è probabilmente l’ultima, la Arie Luyendykbocht, dedicata al due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis. La curva presenta un banking di 18 gradi: un’inclinazione enorme per una pista di Formula 1 e persino superiore a quella di molte curve celebri dell’Indianapolis Motor Speedway.

Ma non è l’unico punto sopraelevato. Anche la curva 3, la Hugenholtzbocht, è stata modificata prima del ritorno della Formula 1, con una pendenza che arriva a livelli impressionanti. L’obiettivo era adattare una pista storica alle velocità delle monoposto moderne, mantenendo però quel carattere “vecchia scuola” che ancora oggi piace tanto ai piloti.
E poi c’è Gilles Villeneuve. Nel 1979 il canadese regalò a Zandvoort una delle immagini più folli della sua carriera. Dopo una foratura e una spettacolare uscita di pista, la Ferrari rimase praticamente senza una ruota funzionante. Villeneuve, invece di ritirarsi, riuscì a riportarla ai box su tre ruote, tra gli applausi dei suoi meccanici. Un episodio diventato parte della leggenda del circuito.
Infine, c’è il fattore umano: la Orange Army, la gigantesca marea arancione dei tifosi di Verstappen. Da quando il campione olandese è diventato una star mondiale, il Gran Premio di casa si è trasformato in una festa nazionale.
Ed è forse questo il dettaglio più curioso: l’ultimo capitolo di Zandvoort in Formula 1 arriva proprio mentre il circuito ha raggiunto la sua massima popolarità. Una pista tra le dune, con curve inclinate come quelle di un ovale americano e una storia piena di imprese: difficile immaginare un addio più particolare.
