Nella sua testa è ancora vivo il ricordo della partita di sabato sera a San Siro, dove l’Inter ha sconfitto il Monza per 4-1 nella prima gara della stagione 2026-2027. Tra i tifosi nerazzurri, infatti, c’era anche un ragazzo di sedici anni per cui quella partita significava molto più di tre punti. Leonardo Bove è tornato nel suo stadio dopo sei mesi di convalescenza al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda, dov’è stato curato in seguito alle ustioni avute nell’incendio di Crans Montana.
La tragedia di Capodanno al locale Le Constellation, che ha provocato 41 morti di cui sei italiani, ha segnato profondamente il suo corpo di Leonardo. Le fiamme lo hanno avvolto mentre cercava una via di fuga verso l’esterno, colpendolo soprattutto nella parte posteriore. Sabato sera, in tribuna autorità, Leonardo era felice. Accanto a lui, seduto casualmente alle sue spalle, il nuovo acquisto nerazzurro Curtis Jones. Una fila per una foto, poi l’esultanza per i gol di Çalhanoğlu, Zielinski, Pio Esposito e Bisseck.
L’invito è arrivato da chi aveva promesso e mantenuto la parola. “Mercoledì ho scritto a Javier Zanetti su Instagram, mentre ero tornato in ospedale per una seduta di fisioterapia“, racconta Leonardo alla Gazzetta dello Sport. “Mi ha risposto venti minuti dopo, era felicissimo di potermi invitare. Si è appassionato dall’inizio al mio caso, era venuto due volte in ospedale“. Il vicepresidente nerazzurro aveva fatto una promessa: portarlo a San Siro. E così è stato, insieme al padre e al nonno, entrambi interisti.
“Mentre eravamo dentro allo stadio, è arrivato il presidente Marotta: mi ha riconosciuto, mi è venuto incontro, è stato straordinario. Mi ha portato a bordo campo per vedere il riscaldamento da vicinissimo. Mi hanno pure inquadrato, era come stare al parco giochi“.
Nei mesi trascorsi in ospedale, il calcio e l’Inter sono stati decisivi per mantenere il filo con una quotidianità spezzata nella maniera peggiore: “Vedere la squadra in tv mi ha aiutato a non pensare nelle giornate infinite, lunghissime, difficili: almeno per due ore riuscivo a sorridere. Sul 3-2 di Zielinski alla Juve, gli infermieri sono venuti in camera a chiedermi cosa fosse successo: erano preoccupati, dovevano darmi delle pastiglie. Niente di grave, era soltanto troppa gioia“.
La vicinanza dell’Inter è stata costante e significativa. A febbraio una delegazione ufficiale guidata dal presidente Giuseppe Marotta aveva fatto visita ai giovani ricoverati al Niguarda: c’erano Federico Dimarco, Nicolò Barella, Francesco Toldo, Giuseppe Bergomi e il dottor Piero Volpi. Con i campioni ha parlato di tutto, senza timori. “Ho anche preso in giro Barella dicendogli che dovrebbe tirare un po’ di più in porta. A Dimarco ho fatto i complimenti perché stava facendo una stagione strepitosa“. Tra i regali ricevuti, la maglia numero 9 di Marcus Thuram con la scritta “Leò”.
Leonardo è stato dimesso il 18 luglio dopo oltre sei mesi di convalescenza. È stato estubato il 20 gennaio e ha lasciato la terapia intensiva per il reparto dedicato ai grandi ustionati, iniziando una riabilitazione che ha trovato un bel propellente nell’amore per la sua squadra.
Il prossimo obiettivo è chiaro: tornare a giocare. Glielo auguriamo di cuore.
