Gli US Open, al via nelle prossime ore, saranno il terzo Slam consecutivo, dopo Roland Garros e Wimbledon, a fare a meno di uno tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Un’assenza a sorpresa quella del numero uno al mondo, proprio nel momento in cui il circuito si preparava a riabbracciare lo spagnolo, pronto a tornare in campo a Flushing Meadows dopo l’infortunio al polso destro rimediato lo scorso aprile a Barcellona.
Sinner, invece, è stato fermato da un problema al ginocchio destro che lo ha costretto al forfait, dopo che entrambi i rivali avevano già saltato i Masters 1000 di Montreal e Cincinnati. Per l’altoatesino il rientro in campo dovrebbe slittare allo swing asiatico, con l’ATP 500 di Pechino indicato come possibile data di ripartenza.
A commentare la situazione fisica del suo storico allievo è stato Riccardo Piatti, coach che ha seguito Sinner per anni prima della separazione professionale, intervenuto in un’intervista rilasciata alla Rai. Il tecnico ha allargato il discorso a un tema più generale, quello degli infortuni che negli ultimi mesi stanno colpendo diversi big del circuito, da Sinner ad Alcaraz fino a Lorenzo Musetti.

Secondo Piatti, la causa principale andrebbe ricercata nella programmazione degli impegni stagionali, che oggi risulta profondamente diversa rispetto al passato. Il coach ha fatto un paragone diretto con epoche precedenti del tennis italiano, quelle di campioni come Adriano Panatta e Renzo Furlan, sottolineando come oggi i giocatori di vertice non possano più permettersi di disputare tornei per l’intero arco dell’anno senza pagarne le conseguenze fisiche. Per Piatti serve una gestione più attenta e selettiva del calendario, con scelte precise su quali tornei disputare e quali invece saltare per permettere a corpo e mente di recuperare.
Il tecnico ha poi toccato un nodo cruciale del tennis moderno, quello della pressione economica e mediatica che grava sui campioni. Con l’attenzione dei media cresciuta a dismisura e gli enormi interessi economici legati a sponsor e diritti televisivi, i direttori dei tornei hanno tutto l’interesse a schierare in campo i migliori giocatori del mondo il più spesso possibile, alimentando un circolo che rischia di spingere gli atleti oltre i propri limiti fisici.
Per Piatti, però, la strada da seguire per allungare la longevità delle carriere è un’altra: trovare un equilibrio sano tra impegni agonistici e recupero, evitando quel logorio fisico e mentale che, se non gestito correttamente, rischia di allontanare prematuramente i campioni dal circuito, ben prima di quanto ci si aspetterebbe considerando il loro reale potenziale sportivo.
Un’analisi lucida quella dell’ex coach di Sinner, che arriva in un momento delicato per il tennis mondiale, con gli infortuni dei big che stanno inevitabilmente condizionato il calendario dei grandi appuntamenti Slam del 2026 e che riaprono il dibattito su un calendario tennistico sempre più fitto e dispendioso in termini fisici per i protagonisti del circuito.
