La prima giornata di Serie A è stata un vero e proprio demo day, di quelli in cui le startup si presentano al mercato mostrando il proprio potenziale. Alphadjo Cissé, Alessandro Romano, Mathis Mout, Eddy Kouadio: qualcuno era già noto agli addetti ai lavori, altri sono spuntati quasi dal nulla. Tutti giovanissimi, tutti con qualcosa da dire nei prossimi mesi. E soprattutto, quasi tutti con il doppio passaporto: la possibilità concreta di scegliere tra l’Italia e un’altra nazionale.
Come funziona, secondo il regolamento? Un calciatore non è vincolato a una federazione dalle sole presenze nelle giovanili. Il vincolo scatta con la nazionale maggiore, anche se la normativa FIFA prevede specifiche possibilità di cambio. Una volta effettuato, però — sia nelle giovanili che in Nazionale A — il cambio è definitivo: non si può tornare indietro.
Alessandro Romano ha deciso Parma-Cagliari con un gol, e l’Italia è andata a guardare oltre quel cognome così comune. Nato in Svizzera nel 2006, cresciuto nella Roma, centrocampista duttile e prolifico anche in Primavera, Romano ha sempre giocato con le giovanili elvetiche nonostante i nonni italiani. Se Mancini lo chiamasse in Nazionale A, risponderebbe: partita aperta e delicata.

Alphadjo Cissé, invece, non è un caso a rischio: genitori guineani ma nato e cresciuto in Veneto, ha sempre vestito le maglie giovanili azzurre. Il rapporto con la Figc è solido da tempo, la Guinea non rappresenta una minaccia concreta.
Diverso il discorso per Matteo Palma, difensore classe 2008 nato a Berlino da padre italo-austriaco e madre tedesco-camerunense: un vero atlante fisico, subito titolare all’esordio con l’Udinese. Ha iniziato con le giovanili italiane ma dall’Under 16 è passato alla Germania. Ha ancora tempo per tornare, ma servirà volontà e tempismo: chi lo convoca prima in Nazionale A si aggiudica la partita.
Mathis Mout è la sorpresa assoluta: titolare col Monza contro l’Inter alla prima da professionista, padre italiano e madre francese, non ha mai giocato per nessuna nazionale giovanile. Italia e Francia si sono già mosse, ma il processo decisionale è appena all’inizio.
Seydou Fini, ivoriano d’origine ma in Italia dall’età di sei anni, ha risposto da titolare col Frosinone contro la Juventus, dopo l’esperienza in Serie A con il Genoa. Convocato da Baldini nella Nazionale sperimentale di giugno, veste azzurro con convinzione, anche se la Costa d’Avorio resta alla finestra.
Eddy Kouadio, ventenne di Prato da famiglia ivoriana, ha marcato Lautaro Martinez a San Siro nella sua seconda stagione in Serie A. Per ora ha scelto l’Italia, ma anche in questo caso la Costa d’Avorio si è fatta sentire a giugno: situazione ancora tutta da scrivere.
Il tema, del resto, è di attualità per tutte le federazioni: la Figc ha un gruppo di lavoro dedicato allo scouting internazionale di giovani con passaporto italiano. Ci sono casi ancora più delicati, come quello di Samuele Inácio, figlio dell’ex Serie A Inácio Piá, più volte corteggiato (finora senza successo) dal Brasile. O quello di Nicolò Tresoldi, italiano di nascita ma trasferitosi in Germania a 13 anni: la Figc lavora per convincerlo che l’azzurro gli si addice più del bianco tedesco.
