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    Home»Calcio»Serie A, un record al contrario: in 100 anni per la prima volta non c’è un italiano con un Mondiale alle spalle
    Calcio

    Serie A, un record al contrario: in 100 anni per la prima volta non c’è un italiano con un Mondiale alle spalle

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti27 Agosto 2026 19:00Nessun commento3 Mins Read
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    coppa del mondo su prato
    Riproduzione Coppa del mondo su prato - Unsplash
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    La Serie A 2026-27 entra nella storia per un dato che racconta soprattutto le difficoltà vissute negli ultimi anni dal calcio italiano: tra le rose delle 20 squadre del campionato non c’è nessun calciatore italiano che abbia disputato almeno una partita in una fase finale dei Mondiali.

    Per trovare un precedente bisogna tornare indietro di quasi un secolo, alla stagione 1930-31. All’epoca, però, il contesto era completamente diverso: l’Italia aveva scelto di non partecipare alla prima Coppa del Mondo, organizzata in Uruguay nel 1930. Da allora una situazione simile non si era più verificata.

    Il dato attuale è soprattutto una conseguenza della lunga assenza della Nazionale dalla massima competizione internazionale. L’Italia non partecipa a un Mondiale dal 2014 e ha saltato consecutivamente le edizioni del 2018, del 2022 e del 2026. Una striscia che ha inevitabilmente avuto conseguenze anche sul ricambio generazionale dei giocatori presenti in Serie A.

    riproduzione coppa del mondo
    Riproduzione Coppa del mondo di calcio – Unsplash

    Gli ultimi azzurri ad aver giocato un Mondiale sono quelli della spedizione brasiliana del 2014. In quella rosa c’erano campioni come Gianluigi Buffon, Andrea Pirlo, Giorgio Chiellini, Daniele De Rossi e Claudio Marchisio, oltre a Marco Verratti, Matteo Darmian, Ciro Immobile e Lorenzo Insigne. Oggi nessuno di loro milita più in Serie A da calciatore con un Mondiale alle spalle.

    Il confronto con il passato rende il quadro ancora più particolare. Nel 1958 l’Italia non riuscì a qualificarsi per il Mondiale, ma tornò alla fase finale già quattro anni più tardi. Inoltre, il campionato dell’epoca garantiva molto più spazio ai calciatori italiani, anche perché le squadre avevano limiti molto più stringenti sul numero di stranieri tesserabili.

    Oggi, invece, la presenza italiana nelle formazioni titolari è decisamente più ridotta. Nella scorsa stagione, ad esempio, i giocatori italiani rappresentavano appena il 28-29% dei titolari complessivi. Il risultato è un paradosso: la Serie A continua a essere uno dei campionati più importanti del mondo, ma al suo interno non c’è più nessun italiano che abbia vissuto direttamente l’esperienza di un Mondiale.

    Il precedente del 1930-31 porta con sé anche una curiosità: nella stagione successiva arrivò in Serie A Luis Monti, protagonista del Mondiale 1930 con l’Argentina. Dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana nel 1932, il centrocampista della Juventus vestì la maglia azzurra e diventò campione del mondo nel 1934. Fu così il primo e unico giocatore capace di disputare due finali mondiali con due nazionali differenti.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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