A neanche 40 giorni dalla vittoria del Mondiale contro l’Argentina, la Spagna si ritrova a fare i conti con una realtà inaspettata: l’unità d’intenti della nazionale vincente non corrisponde ai sentimenti che filtrano nel Paese. I festeggiamenti per il trionfo si sono trasformati in un campo di battaglia politico e identitario, con epicentri in Catalogna e nei Paesi Baschi.
La situazione più clamorosa si è verificata al Camp Nou durante Barcellona-Athletic Bilbao, dove il club catalano ha deciso di saltare completamente la passerella celebrativa degli otto campioni del mondo blaugrana: Joan Garcia, Eric Garcia, Cubarsí, Pedri, Gavi, Olmo, Rodri e Lamine Yamal. La partita si è svolta come se la Spagna non avesse nemmeno partecipato al Mondiale, mentre centinaia di bandiere catalane, le Esteladas, coloravano lo stadio su invito del presidente Joan Laporta.
Una situazione ancora più tesa si era già verificata sabato 22 agosto allo stadio San Mamés di Bilbao. Prima di Athletic Bilbao-Siviglia, il portiere Unai Simon, il difensore Aymeric Laporte e la stella Nico Williams sono stati accolti da una miscela di applausi e moltissimi fischi durante la loro passerella celebrativa con la coppa del Mondiale. Lo stadio si è sostanzialmente diviso in due, con una protesta rumorosa che rappresenta l’onda lunga delle tensioni vissute durante il torneo.
Il commissario tecnico Luis de la Fuente, presente in tribuna a San Mamés, non ha nascosto la propria delusione: “Ho provato una gran pena, lo dico chiaramente. Sono stato nell’Athletic per 18 anni, l’ho tifato da quando ero bambino, lo considero un patrimonio fondamentale. Qui mi hanno insegnato che c’è una cosa che non si può perdere mai: il rispetto“.
Durante il Mondiale, Bilbao era stata teatro di una controversa battaglia politica tra chi voleva installare maxischermi in città per seguire le partite e chi cercava di evitarlo, giustificandosi con questioni di ordine pubblico. Alla fine gli schermi erano stati installati per la finale, creando in alcuni casi tensioni e persino scontri fisici tra sostenitori e oppositori della Roja.
La situazione si è ripetuta anche allo stadio Sadar di Pamplona, dove durante Osasuna-Levante sono stati intonati cori contro la nazionale spagnola. Gli stessi cori sono risuonati al Camp Nou durante la sfida tra Barcellona e Athletic Bilbao, evidenziando una frattura profonda nel tessuto calcistico del Paese.
L’ironia della situazione è che della spedizione vincente della Spagna ben 11 giocatori su 26 provenivano proprio da Athletic Bilbao e Barcellona, le due squadre al centro delle polemiche. Tra questi figurava anche Rodri, arrivato al Barcellona dal Manchester City durante il Mondiale, che ha vissuto il suo debutto al Camp Nou in un contesto del tutto inaspettato, circondato da bandiere indipendentiste invece che da celebrazioni per il suo trionfo mondiale.
